Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
giovedì, 27 agosto 2009
Dopo qualche giorno, mi ricordo che a trentaehmehm anni ancora non mi ci sono abituato, perdio!, ancora mi sembra una cosa fuori dal normale invece di quello che è, cioè la normalità. Una delle tante normalità che si aggirano per il pianeta. Spreco tempo prezioso, si fa per dire, per vedere alla televisione la gente, tanta gente, che va in pellegrinaggio in un paesello in culo ai lupi per visitare la ricevitoria, sì, la ricevitoria - nemmeno fosse il corpo putrefatto di quel frate che aveva le mestruazioni dalle mani e moltiplicava gli stuzzicadenti - dove sono stati vinti non so quanti sacchi di denaro da non so chi. E come me nessun altro lo sa, solo che a me non interessa. Per inciso, non gioco al superenalotto, non gioco al totocalcio, non scommetto, non gratto, non videopokero; la mia religione me lo vieta. L'unico gioco a soldi che, pur non avendo mai vinto, riesce ad attirare la mia attenzione è il meretricio.
Neanche fosse non riesco ad immaginarmi cosa. Non so davvero che diavolo ci potrebbe essere di così interessante da vedere, a parte una donna con due vagine, per farmi anche solo pensare che potrebbe essere una buona idea alzarmi, mettermi il gel, prendere la macchina e farmi ics chilometri, dove ics è un numero a caso tra la distanza che c'è tra chi gioca al superenalotto e la merda, cioè zero, e un sacco di strada quantificabile in un minimo di due soste all'autogrill. Il tutto per, per, per cosa? Senza contare che, oltre a questi turisti della fortuna, chiamiamoli così, ci sono anche quelli che nella famosa ricevitoria dove un tizio qualunque ha vinto al superenalotto ci vanno apposta per giocare al superenalotto. Perché certo, se giochi la tua data di nascita il ventinove, il quarantasette, il novantuno ed il pigrecomezzi dopo esserti fatto dieci ore di treno, escono. Solo pensarci mi lascia senza parole e con un leggero senso di angoscia e di nausea. Più o meno come quella volta, circa venti minuti fa, quando ho scoperto che Valeria Marini sarà sulla prossima copertina di Playboy. Solo che Valeri Marini basta chiudere gli occhi e non esiste più, questa gente si rischia di incontrarla per la strada.
Ci sono nato, per essere contro. Contro praticamente qualsiasi cosa sulla faccia della terra. Probabilmente in un mondo perfetto mi annoierei a morte, mi suiciderei, non lo so. Ma cazzo, questo mondo qua sembra fatto apposta per me.
Stavo pensando che forse si dà un po' troppa importanza, alla vita umana. La si sopravvaluta. Come se fosse chissà cosa. Togli Mozart, togli Platone, togli Marilyn Monroe, cosa abbiamo più dei delfini?
L'estate passa così lentamente che quasi non me ne accorgo. Mi sembra oggi da una vita. Mi sembra un giorno come tanti altri e probabilmente lo è, e lo sarà domani, e lo sarà dopodomani, e lo sarà dopodopodomani. Non spero che arrivi la sera per dormire, non spero che arrivi la mattina per svegliarmi. Fumo. Spenta una sigaretta faccio qualcosa che mi tenga impegnato fino alla prossima. Ogni sigaretta è la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro. Niente d'importante comunque. Niente o quasi lo è davvero. Respirare, forse. Bere, mangiare, cagare, tagliarsi le unghie. Cos'altro. Stanotte ho sognato che stavo per annegare nel mio ufficio ma poi l'acqua è uscita ed io non sono annegato. C'era una ragazza. Ho ordinato la pizza. Poi basta. Di notte il mio cervello non è mio, va dove gli pare, fa quello che vuole lui. O magari sono io, sono io che di giorno faccio quello che vuole lui. Non ho il controllo dei miei pensieri e vorrei avere il controllo della mia vita. Ah. Ahah. Non è per niente divertente. La palla rimbalzina, è divertente. Giocare a poker da solo, è divertente. Inventarsi canzoni in lingue sconosciute, è divertente. Cambiare le lettere alle parole, è divertente. Pensare devo buttare la spazzatura e restare coricato sul divano e il giorno dopo spruzzare il deodorante per la casa, è divertente. Questo no.
E' finita. Non abbiamo vinto, ma nemmeno ce lo siamo fatto mettere nel culo. O forse sì, ma ancora non ce ne siamo accorti, la vaselina fa il suo dovere, quel bruciore lncinante arriverà dopo, quindi per ora va bene così. Facciamo finta che per una volta abbiamo pestato i piedi a quella cosa strana che qualcuno chiama capitalismo, qualcun altro new economy e qualcun altro ancora, dio bono, libertà.