In effetti, questa mattina stavo cercando di ricordarmi se siamo una di quelle coppie che vanno in giro per la strada tenendosi per mano. Credo di sì, perchè ho ben piantata in testa l'immagine di me che passo una borsa di acquisti da una mano all'altra, perchè mi serviva libera una mano anzichè l'altra. O per darla a lei o per fumare, altro non mi viene in mente. Non che la cosa in sè sia importante, ma il fatto che io non lo sappia, che debba pensarci, insomma, questo magari dà da pensare.
Ripensandoci, mi sa tanto che piangermi addosso mi piaceva proprio. La vita come una tragedia greca. Pensare di essere un relitto alla deriva. Una cosa inutile, tipo le cinture di sicurezza o un preservativo. Cioè, c'è davvero qualcuno al mondo che li usa? Per fare i gavettoni d'acqua, magari. Sai che docce che vengono fuori. Mh. Si scherza, eh. Occhio, piccole api. Mi raccomando, voi che scopate, io me lo metto anche per farmi le seghe. Non si sa mai, di questi tempi, metti che a toccarmi l'uccello mi piglio l'aviaria. Chiuso l'angolo della prevenzione. C'erano i bei tempi in cui l'autocompatimento era cosa di tutti i giorni, festivi esclusi. O me tapino. Pensare di essere la merda della merda del buco del culo del mondo. Autocommiserarsi. Affliggersi. Denigrarsi. In questo mondo di buoni samaritani qualcuno disposto a consolare lo si trova. E se non lo si trova basta asciugarsi le lacrime da coccodrillo. Alzare la testa, vedere che tutt'intorno gli altri non sono messi granchè meglio e tornare a fare quello che si stava facendo. Ma sì, quasi quasi. Ordine del giorno: piangersi addosso. Insomma, sempre meglio che pisciarsi addosso. O forse no, con il freddo che fa.