"Se avessi una macchina del tempo, tu lo ammazzeresti Hitler?"
Penso sia una delle dieci domande più gettonate degli ultimi due, forse tre, secoli. Dopo "E' nato prima l'uovo o la gallina?", "Essere o non essere?" e "Ma lei l'aranciata l'aveva pagata?".
Che ti devo rispondere.
Sinceramente, non lo so.
Sì.
Immagino di sì.
Forse.
Cioè, pensandoci bene, metti che poi uno di quei sei milioni di ebrei non morti, tutto felice per non essere morto si sbronza e mette sotto mio nonno in macchina. Va a finire che io non nasco. E se io non nasco, allora chi cazzo lo ammazza Hitler? Un bel puttanaio.
E poi, è brutto da dire, però senza quei sei milioni di morti, forse adesso ci sarebbe ancora chi pensa che nazismo, fascismo, razzismo e stronzate del genere siano cosa buona e giusta. Se non altro, pace all'anima loro, sono serviti a qualcosa... Perchè sono serviti a qualcosa quei sei milioni di ebrei morti, vero?
A proposito. Ci sono due ebrei, padre e figlio, che si stanno facendo la doccia. Il figlio dice: "Papà, mi passi il nonno?". Ma torniamo a noi.
Se proprio dovessi tornare indietro nel tempo a far fuori qualcuno, penso che opterei per - rullo di tamburi - Giacomo Leopardi. Ovviamente prima che prenda in mano una penna. O qualunque cosa si usasse a quell'epoca per scrivere.
Primo, conoscendolo, sono sicuro che gli farei un grandissimo favore.
Secondo, se io oggi sono come sono, è tutta colpa del Leopardi. Fin dal nostro primo incontro, mi ha aperto gli occhi.
"La vita è una merda", mi ha detto.
"TU sei una merda".
"Sei un poveraccio".
"La pià figa della classe non te la darà mai".
"Guardare e non toccare, segaiolo".
"Sempre che ti tiri, ovvio".
"Tanto vale che la fai finita adesso".
"Ah, dimenticavo... Babbo Natale non esiste".
Sia chiaro, tutto questo l'avrei comunque scoperto, prima o poi. Cioè all'incirca quando avrei visto la più figa della classe limonare con il più figo della classe. Il più figo della classe che ovviamente, sopresa sorpresa, non ero io.
Ma no. Io sono lì, bello beato al mio banco, senza nessun'altra preoccupazione che quella di non farmi beccare mentre sparo carta masticata con la Bic, alla più figa della classe nemmeno ci penso ed ecco che arriva Leopardi e mi fotte per sempre. Mi ruba il tempo. Mi rovina anche quei pochi anni di sogni e illusioni che mi sarebbero toccati nella mia misera vita.
Sono un poveraccio, e per colpa di quel gobbo maledetto l'ho scoperto da bambino.
Ancora lo sento: "Al gener nostro il fato non donò che il morire, merdaccia".
E come me, chissà quanti ce ne sono. Perchè per tutti, in un bel giorno di sole è entrata in classe la maestra dicendo: "Ragazzi, oggi facciamo il Leopardi".
Terzo, detto tra noi, impararsi a memoria A Silvia è proprio una gran rottura di coglioni.