Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
giovedì, 25 gennaio 2007
Il primo che oggi mi dice che bello, la neve! giuro che gli sputo. La neve è bella in montagna, nel suo habitat naturale. Ogni cosa al suo posto. Voi padani non volete i meridionali, io non voglio la neve. Mi pare equo e solidale. Se proprio non potete farne a meno, se siete in crisi d'astinenza, andatavene a Cortina o dove cazzo vi pare a mille millecinquecento metri. Non qui. Mettetevi i moonboot e sparite. E se proprio qui non ce li volete, portatevi dietro un paio di napoletani. Così quando vi immerdate vi aiutano a spingere la macchina. Alla faccia di chi dice che i terroni non c'hanno voglia di fare un cazzo.
Cristo, la neve. Lo dice la parola stessa: neve uguale montagna. Al mare c'è il mare, in collina ci sono le colline, in montagna c'è la neve. Vi piace, il mare? E allora domani mareggia. Qui. Mare a catinelle in pianura padana. Ecco, adesso mettete le catene, se ce la fate. Giocate a palle di sabbia, tra meduse e cavallucci marini. Se vi si incaglia la macchina, chiamate il bagnino? Andateci in gommone a lavorare, profughi. La spesa la fate con i braccioli e un ombrellone piantato nel culo. Vi piace ancora il mare? Affogate, poi ne riparliamo.
Mi presenta la sua amica, quella che a sentir lei mi veniva dietro al liceo. Mi veniva dietro. A me. Strano modo di dire. Soprattutto quando il soggetto è una ragazza e il complemento di non so cosa è me.
Sono io. [Ho fatto colpo: mi complemento con me]
Strano che non me ne sia accorto. Com'è possibile? Se un generico qualcuno ti viene dietro, anche indirettamente, di modo o di causa, non è che resti tanto indifferente, in quanto complemento. Almeno chiedere il permesso. Avvisare prima. Posso? Minimo, io lo mando a fare in culo. Il culo di un altro ovviamente. Come si fa a non rendersene conto? O magari, in quanto femmina... Boh. Più ci penso, più i conti non mi tornano. Che poi, da quel che si dice in giro, se una persona ti viene dietro non è per niente escluso che tu vada dietro a lei. Anzi. Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia: dal punto di vista di quella persona, sei tu che vieni dietro a lei. La segui a ruota, da davanti. Proprietà commutativa. Ma come? Come venirsi dietro a vicenda? In un disegno di Escher magari. Il concetto è quantomeno contorsionistico. Comunque sia, meglio venire dietro che dentro.
Troppa carne al fuoco. Lasciamo perdere l'anatomia e torniamo all'analisi logica. Il Soggetto veniva dietro al Complemento. Ma il Complemento non deve assolutamente saperlo, anche se ormai lo sa. Diciamo che deve dissimulare, altrimenti l'amica del Soggetto, nonchè ragazza del Complemento - che per mantenere l'anonimato ma soprattutto per semplicità chiameremo Predicato Verbale - si incazza con il Complemento e addio sintassi e compagnia bella. Ma allora perchè cazzo [complemento di lunghezza] me l'ha detto? Valli a capire, i Predicati Verbali.
Complemento: Soggetto, finalmente ti conosco. Predicato Verbale mi ha parlato taaanto di te. Soggetto: Ah... Ah sì? E cosa ti ha detto? Predicato Verbale: [nervoso colpo di tosse] Complemento: Eh... Uh... Che ti chiami Soggetto. Soggetto: Ma davvero. E poi? Predicato Verbale: [nervoso calcio nelle stinco] Complemento: Beh... che ti chiami Soggetto. Soggetto: E... Complemento: Me l'avrà detto almeno sessanta volte.
Bene. Tutto questo per dire che troppe si ricordano di me e io non mi ricordo di nessuna di loro e non mi sono mai accorto di niente. Forse perchè al liceo io facevo quinta.
E quando facevo quinta di certo non andavo dietro a quelle di prima. Quando facevo quinta andavo dietro a quelle di terza. Che andavano dietro a quelli dell'università. Che andavano dietro a quelle di quinta. Che andavano dietro ai laureati. Che, avendo capito tutto dalla vita, andavano dietro alla figa. Che di sicuro non andava dietro a me. Che mi mangiai il topo. Che al mercato mio padre comprò.
E così, è successo. Prima o poi doveva succedere, dentro di me lo sapevo.
Eccomi lì. Senza troppo convinzione, diciamo pure nessuna, in mezzo agli agnelli di dio.
E io, nel mezzo, una pecorella smarrita.
Mi sembra un gregge. Li guida, li spinge con il bastone, il pastore lassù in cima. O forse è un cane che abbaia. Il pastore dorme.
Pecoroni. Belate, belate tutti in coro.
Più forte, fatevi sentire. Le vostre voci devono arrivare in cielo.
E ora, seguitemi. Tenete il tempo, tutti su tutti giù. Insieme. Che gioia che gioia che gioia.
Tutti su!
Tutti giù!
Tutti giù!
Ci siete cascati, eh?
Tutti su!
Tutti fermi. Tu là in fondo. Sì, proprio tu, vecchio. Hai sbagliato. Penitenza. Dieci flessioni e cento addominali.
E ora, sempre più difficile.
One two three four five six seven eight.
Dormire!
Camminare!
Capelli!
Ok, adesso cerchiamo di farlo meglio. Fatelo bene.
Saluti!
Superman!
Pagare!
Fuori la grana, ragazzi. Compratevi la vostra settimana di pace e serenità.
Io me lo tengo, il mio denaro. La mia banca è differente.
Voi lanciateli in alto, i vostri soldi. Non tornano giù. Magia. Sempre meglio che darli a uno sporco negro che vi vuol rifilare un accendino del cazzo, eh?
Siate grati. Siete dei veri campioni.
- Tra un po' c'è da scambiarsi il segno di pace.
- Mh.
- E se qualcuno ti dà la mano?
- Niente.
- Non gliela dai?
- No. Faccio finta di non vederlo.
- Così sembri maleducato...
- Mh.
- Ma con me te lo scambi, vero?
- Se proprio ci tieni.