Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
lunedì, 31 luglio 2006
Trovata.
E ora, andiamo a ballare?
Non sono capace. Mai stato capace di ballare, io. Un tronco è più bravo di me, a ballare. Però, andiamo. Andiamo a ballare, sì. Voi ballate ed io vi guardo. Sono bravissimo a guardare.
Alzatemi il volume tonight.
Non c'è più la televisione di una volta.
Quando da bambino leggevo a mio fratello analfabeta i titoli delle puntate dei Puffi, me li inventavo. "Massi è uno scemo". "Stanotte ti ammazzo". Cose così, che all'epoca mi sembravano davvero spiritose. A lui un po' meno, visto che correva piangendo da mammà, e il sottoscritto finiva per non guardare i Puffi per due giorni.
Poi mi sa che mammà s'è iscritta al moige e c'hanno messo una speaker a leggerli, i titoli. Fine del divertimento. Che lavoro fai? "Leggo i titoli delle puntate dei Puffi". Ma vaffanculo va'.
E guardavo i film di Mario Cecchi e Vittorio Gori, da bambino. Una volta ogni due settimane, non di più. Le altre sere i bravi bambini vanno a letto presto, o la fatina dei denti non passa più a trovarti e mammà te le dà di santa ragione. Escluso il sabato ovviamente, perchè domenica non c'è scuola.
Sempre da bambino ma forse un po' meno, mi svegliavo nel cuore della notte tutto agitato e strisciavo in salotto a guardare Playboy e Colpo Grosso. Al buio, a due centimetri dalla televisione, senza volume. Ma vuoi mettere con il film in prima serata? Una volta addirittura ho visto un po' di pelo, lì in basso, tutto nero e malizioso, non c'ho capito più niente. La mia prima figa, roba da impazzire.
Solo che non capivo bene dove fosse nascosta, se dovevi cercarla lì in mezzo o se proprio fosse una roba fatti di peli. E dubito anche che sapessi che si chiamasse figa, ai tempi.
Adesso invece, che non ho scuola tutta la settimana e nemmeno denti da latte, Mario Cecchi è morto e Vittorio Gori ho visto che faccia ha. Come diavolo fai a vedere un film di Vittorio Gori dopo che hai visto che faccia ha?
E la figa, adesso so che si chiama figa e continuo a cercarla. Come da bambino.
Di Roma, dall'ultima volta che ci sono stato mi ricordo solo tre cose.
I. Il cartello Auditorium. Dovunque si va, a Roma, ci troviamo davanti 'sto cazzo di cartello, ma dell'auditorium, anche a cercarlo, nessuna traccia. Se lo saranno rubato insieme ai sassi del Colosseo.
II. Lo sguardo famelico delle due grassone tedesche, in quel pub che sembrava tanto carino, visto da lontano. Non ci si sbaglia, quando hanno gli occhi da wurstel sono per forza tedesche. Languide, ci manca solo che prendano un cubetto di ghiaccio e se lo strofinino a vicenda sui capezzoli. "Ia ia italian boy pompinen ia", sembrano dire.
III. Il pub di cui sopra, quello delle due ciccione e del pompino, si va via senza pagare. Senza pagare il conto, non il pompino. Perchè le ciccione restano ciccione, pompino o no, quindi nein pompinen. Perchè aspettare tre quarti d'ora per un daiquiri frozen alla fragola che sembra mestruo un po' ti lascia l'amaro in bocca. Non che abbia mai assaggiato il mestruo, intendiamoci, ma tanto dolce credo che non sia. Fatto sta che succede che il cameriere mi insegue, dopo che si va via senza pagare, insegue proprio me. Non urla il mio nome solo perchè non lo sa, non è mia consuetudine socializzare con i camerieri. Però urla. E corre. E' veloce il figlio di puttana. Mi mette una mano sulla spalla. Mi tira. Allunga l'altra mano, il bastardo. "Hai dimenticato le sigarette".
Anzi, le tre cose sono quattro, ma già Roma ce l'eravamo scordata da un pezzo.
IV. Mi arriva a casa una multa per transito in zona vietata. Non lo so mica quando e dove sia avvenuta l'infrazione, ci si è persi troppe volte per tenere il conto. Credo si stesse seguendo un cartello con su scritto Auditorium.
Avere o essere. Dubbio amletico. Anche se Amleto stavolta non c'entra un cazzo, lo sapete? Amleto non c'entra mai niente.
Essere o avere. Pare che se sei, non hai. E se hai, non sei. O l'uno o l'altro. Fate la vostra scelta, se potete: les jeux sont faits, mesdames et messieurs.
Avere o essere... Ma chi l'ha detto.
Ho per caso messo il punto di domanda? No, puffi quattrocchi della domenica che non siete altro. Non l'ho messo. Lo so benissimo che era Erich Fromm, Google lo so usare anch'io, che vi credete.
Ma chi l'da detto. Tradotto: ma che gran cazzata. Perchè scegliere. Siamo nel 2006 ragazzi: compra il deodorante giusto e il mondo è ai tuoi piedi. La globalizzazione e il consumismo cosa li hanno inventati a fare? Perchè scegliere, quando puoi avere tutto.
Avere E essere. Con tanti saluti all'io, al super-io e alla kriptonite.
Essere E avere. Tipo essere Gigliola Cinquetti e avere l'età. Essere Rocco Siffredi e avere le patatine. Essere una zebra e avere i pois. Possibilità infinite.
E se alla fine, con tutta la vostra buona volontà, non riuscite nè ad avere nè ad essere state tranquilli, poveri falliti. Vi svelo un segreto: l'importante è sembrare.
Non ditelo troppo in giro, o siamo rovinati.
E così, tre settimane di ferie se ne sono già andate. Tre settimane a prescindere dal mio libero arbitrio, perchè... Bah. E' una lunga storia. Che passa per un viaggio neanche pensato, un favore ad un amico, una piscina, stormi di zanzare, un naso spelato e un ragazzone ritardato che ha un debole per le donne. Mica scemo. Ma non credo che tutto ciò possa avere il benchè minimo interesse. Non lo ha per me, figuriamoci. Così come non hanno il benchè minimo interesse le altre tre settimane di ferie che mi aspettano, tra un agosto e un settembre così lontani che prendo appunti su un foglio. Tanto per lasciare una parvenza di speranza al libero arbitrio sopra citato. Tanto per non dimenticare che tutto scorre e che i 30 sono lì dietro l'angolo, impassibili. - Quanti anni hai? - Trenta. - Sticazzi. Dio bono. Così non va. - Quanti anni hai? - Trenta. Dieci di testa e venti di cazzo. - Wow. Ecco, così suona già meglio. Lo potrei dire davvero. Potrei, eh. Perchè se davvero potessi, non avreste perso la testa per la mia faccia da bravo ragazzo. Se davvero potessi, vi terrei compagnia in quelle cassettine che mettete nel videoregistratore il sabato sera, tanto per ravvivare il rapporto di coppia.
Scusate, qualcuno saprebbe per caso dirmi cos'ha fatto ieri l'Italia?
Che io tra la sera, stanotte, stamattina e anche 'sto pomeriggio, sarò dimagrito di sei chili di sudore. Po-poroppo-poppopoh. L'Italia s'è desta, per dio. Però giuro, il prossimo che canta "La mamma di Zidane è una puttana" gliela tiro io una testata. Sono cazzate, io cento sacchi glieli davo anche, ma lei niente. E se Materazzi fa battute del cazzo, un po' se le cerca: "Dai, vieni all'Inter, che quest'anno è l'anno buono" *. Ah.
E adesso andiamo pure in serie B o quel che cazzo sarà. Quel che è giusto, è giusto. Anche se, secondo me, Moggi in fondo è una brava persona. Il 28 ottobre 1962, chi pensate sia stato a telefonare a Khruscev per fargli togliere i missili da Cuba?
* Dopo il diffondersi negli ultimi giorni di una massiccia quantità di mail et similia sull'argomento, il mio avvocato mi consiglia di precisare che codeste parole sono state da me pronunciate nel breve lasso di tempo intercorso tra i tempi supplementari ed i calci di rigore dell'incontro di calcio sopra citato, in pieno possesso delle mie facoltà mentali, seppur in una condizione di grave stress emotivo. Quindi, plagio un cazzo. E ho pure i testimoni: quattro donne, nove ubriachi e un interista.
Con tutto questo bailamme di elezioni, votazioni, contrattazioni e contrazioni, mi è venuto da chiedermi come fossi messo politicamente. Del passato ho già parlato: che ho votato Fini per fare gruppo, che ho votato Pannella per farmi le canne, che ho votato "viva la figa" per protesta e "Paolo [nome di fantasia, NdR] culo" per fare il simpatico. O che non ho votato, per lungo tempo.
Ma l'importante è che dopo queste tre tornate di schede e urne ho raggiunto finalmente la mia stabilità, entrando nella fase: diciamo che sono di sinistra, tanto per dire, non è che me ne freghi poi tanto. Non mi addentrerò adesso nei soliti discorsi: mi consenta, è tutto un magna magna, tanto non cambia niente lo stesso, il conflitto di interessi, liberté égalité fraternité, io ce l'ho più duro di te, è colpa dell'arbitro, ridateci i due scudetti. Non mi pare il caso. No. Anche perchè, ad essere sincero, cosa voglia dire essere di sinistra non mi è mica tanto chiaro. Lo ammetto. Le mie conoscenze politiche si sono fermate ai sette re di Roma. Non che me ne vergogni, anzi, se volete ve li posso elencare a memoria tutti e sette. Il problema è che dopo Tarquinio il Superbo, il vuoto assoluto. Dopo, so solo che i fascisti ti briciano nel forno e i comunisti mangiano i bambini.
Brancolando nel buio, ipotizzo. Se essere di sinistra vuol dire che quello che è mio è tuo, e che quello che è tuo è mio e che quello che è nostro è di tutti, allora no: non sono di sinistra. Quello che è mio, è mio, e tieni giù quelle cazzo di mani. E quello che è degli altri, se mi serve e me lo prestano mi fanno un favore. Se essere di sinistra vuol dire fate l'amore non fate la guerra, allora sì: sono di sinistra. Qualunque sia la guerra, qualunque sia l'amore. Per me, se ti vuoi scopare un merluzzo impagliato e poi sposartelo e farci dei figli, puoi farlo. Per me, li puoi anche adottare dei figli, se per caso scopri che il tuo merluzzo non può averne. Basta che tu sia uomo e il merluzzo sia donna. O viceversa, che il merluzzo sia uomo e tu sia un merluzzo. Se essere di sinistra vuol dire che mangio i bambini, allora sì: sono di sinistra.
P.S. E adesso venite a rompermi i coglioni pure su questo. Che con tutti i bambini rapiti spariti ammazzati squartati abusati scoppiati che si sentono al telegiornale, uno non può più nemmeno fare merenda?