Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
giovedì, 30 marzo 2006
- E' qua. - Più a destra. - E' qua ti dico. - Ma se qua non c'è niente. - Shh... Fammi provare qui. - Ma qui dove! Più in su. - In su? Non dire cazzate. - Sì! - In su non c'è niente, è più giù. - E allora prova più giù, basta che ti sbrighi. - Ci metto il tempo che ci vuole. - Muoviti, invece, vuoi fare la figura dell'impedito? - E che mi frega! - Frega a me. - A te? Ma sta' zitta che la figura di merda la faccio io. - Seee. La colpa è sempre tua ma alla fine la faccia ce la metto io. - Colpa mia? Sei tu che... - Vabeh, vabeh, l'hai trovata o no? - Ecco... Aspetta... Un po' più a sinistra... - A sinistra? Ma se ti ho detto a destra. - Forse... - A destra. Prova a destra. - Taci cazzo! Che mi distrai e va a finire male. - No, eh. Occhio a non combinare scherzi. - E allora chiudi quella fogna e vaffanculo. - Vacci tu, testa di cazzo. - No, vacci tu, cazzo di testa.
Perchè forse è un po' come la storia della volpe e dell'uva. Più o meno. La conoscete tutti la storia della volpe e dell'uva, no? Ma sì dai, la volpe affamata che vede 'sto bel grappolo d'uva e quando si accorge che non arriverà mai a prenderlo, dice che è acerba, che schifo, vaffanculo. Che poi, io, più che la morale della storiella - perchè tutte queste favole di Esopo o Fedro o chissà chi una morale ce l'hanno per forza - mi sono sempre chiesto: ma che cazzo c'entrano la volpe e l'uva? Mai visto una volpe mangiare dell'uva, io. Tornando a noi. Facciamo finta che io sia la volpe. E facciamo anche finta che l'uva sia qualcos'altro. Il problema, il mio problema, è che io la voglio, quell'uva. Non perchè la voglia davvero, solo perchè non riesco a raggiungerla. Sicuro, se la stessa identica uva fosse a portata di mano - anzi, di zampa - le passerei accanto, un'occhiata disinteressata e via, acerbo io, scodinzolando la mia fulva coda. Perchè il più delle volte io lo so, che è acerba davvero, non acerba per scusa. E a magggior ragione mi danno, mi ci rompo la testa, mi ci spacco il culo. Come può qualcosa di acerbo permettersi di starsene così in alto? Come? Io e il mio rancoroso masochismo non lo accettiamo. Non esiste, no. Io, se quell'uva acerba la voglio, quell'uva acerba deve cadere dal tralcio ai miei piedi, da sola, solo a guardarla.
Certain renard gascon, d'autres disent normand, Mourant presque de faim, vit au haut d'une treille Des raisins mûrs apparemment, Et couverts d'une peau vermeille. Le galand en eut fait volontiers un repas; Mais comme il n'y pouvait point atteindre: «Ils sont trop verts, dit-il, et bons pour des goujats». Fit-il pas mieux que de se plaindre? - Jean de la Fontaine -
Premessa. La lei in questione non esiste. Ma potrebbe essere esistita o potrà esistere, quindi mi porto avanti. Ipotizzo. Pianifico. Per il momento, ogni riferimento a persone realmente esistenti - me compreso - è puramente casuale.
Lei non dipende da me, questo è chiaro. Chiaro, ma inammissibile. Non posso permettere che una qualsivoglia persona tenga a me meno di quanto io tenga a lei. Vale anche al condizionale. Se tenessi a lei. In prospettiva. Se anche solo penso che sarebbe possibile che potessi tenere a lei. Se, se, se, lei non può essere meno. Neanche uguale. Il minore/uguale non è ammesso. Il perchè non è importante. Il perchè cercatelo in un qualche trauma infantile. Associatelo ad una qualche sindrome dell'abbandono. Tirate in ballo il complesso di Edipo, se volete. Inventatevelo, il perchè. E' così e basta e non voglio guarire. Io voglio solo essere il primo. Voglio essere in vantaggio. Un gradino più in alto. Un misero pelo più su. Non chiedo tanto. Quindi, necessita un cambiamento di rotta. Essere come non sono. Faccio il dolce. Il carino. L'affettuoso. Quello che ci tiene più di quanto ci tenga lei e più di quanto ci tenga io stesso. Le chiedo quando ci vediamo. Mi profumo. Le porto dei fiori. Le apro la portiera della macchina. Sorrido zuccheroso. Poi le spezzo l'osso del collo.
E' inutile chiedersi se quanto segue sia frutto di una ferrea memoria o di una fervida immaginazione. Nè l'una, nè l'altra. Banalmente, tempo fa, questa telefonata io l'ho registrata.
Detto così sembra una cosa da matto... E in effetti... Oh, sentite. Di matti è pieno il mondo, uno in più, uno in meno, che differenza volete che faccia. Io registro le telefonate. Punto.
[Inizio registrazione]
- ...un malessere.
- Ah.
- Sono abituata a dirle le cose, cioè, io non sono un'autolesionista, non sono una persona che, che pur di tenersi il bene amato, eh... si manda giù i rospi e soffre in silenzio, hai capito?
- Capito, capito.
- Cioè, io sono abituata a dire le cose in faccia, eventualmente
[Treno in transito a velocità moderata]
- Se ci sono dei problemi che non vanno te li dico, se tu hai qualcosa da dirmi me lo dici, è presto fatta.
- Ok.
- Ok?
- Ok.
- Per te le cose non... non ci sono, non... non c'è nessun problema. Ok, va bene, allora si vede che le cose non le hai fatte in malafede.
- Dlin dlon. Treno interregionale duemila cento novantuno
- Quello poco ma sicuro no.
- Delle ore sedici e trenta sette
- Ci mancherebbe.
- Proveniente da Milano centrale
- Forse le cose sono diverse, stiamo andando a due velocità diverse.
- E diretto a Genova Brignole è in arrivo
- Ah.
- Al binario due. Effettua fermate nelle stazioni di Pavia
- Magari tu mi piaci molto di più di quanto io non piaccia a te e va bene, ok, va bene, ma
- Voghera, Tortona, Arquata Scrivia, Genova Piazza Principe.
- Scusa sto sentendo la signorina che sta parlando.
- Eh.
- Dlin dlon. Ferma anche a Novi Ligure e Ronco Scrivia.
- Stavo dicendo che probabilmente stiamo andando a due velocità diverse, che io... che magari a me... probabilmente mi piaci di più di quanto io non piaccia a te.
- Attenzione. Allontanarsi dal binario uno. Treno in transito.
- Ma questo, questo è normalissimo ma
- Certo.
- Io so disciplinarmi molto bene, cioè io so benissimo... so benissimo prendere atto delle cose, ok, va bene, è così, e poi mi consolo con i miei modi.
- Ok.
- ...
- ...
- Basta, ehm...
- Va bene.
- Ti sembrerà una cosa senza senso. Che avrò detto un mare di cazzate. Probabilmente ci farai una risata sopra.
- No no, va beh. Ci mancherebbe.
- Attenzione. Allontanarsi dal binario uno. Treno in transito.
- ...
- Va bene.
- Tu lo sai che questo è un addio vero?
[Treno in transito a velocità moderata]
- Cosa?
- Tu lo sai che questo è un addio vero?
- Eh?
- Perchè... Perchè lo sai che è così.
[Treno in transito a velocità sostenuta]
- Puoi ripetere? Non ho capito niente.
- Ho detto, tu sai che questo è un addio, vero?
- No, non lo so. Se me lo stai dicendo va bene, ok.
- No, non lo stavo dicendo, lo stavo dicendo per te.
- Ah.
- ...
- Io te l'ho detto, non so cosa dire, te l'ho detto. Prova a darmi il mio tempo.
[Treno in transito a velocità sostenuta]
- Non lo so. Vediamo.
- Ok. Va bene.
- Ok.
- Tu... Fai quello che devi fare e quando... Se hai ancora voglia di...
[Fine registrazione]
Se uno apre un blog. Anzi, quando uno apre un blog. Quando uno apre un blog lo apre per svariati motivi che non starò qui ad elencare. Saranno ben cazzi di quell'uno che ha aperto un blog. Quando uno apre un blog, quel blog è suo. Scrive, legge di qua, commenta di là, le solite cose. Sappiamo tutti come funziona. Si va avanti così, tra un click e l'altro, finchè non ci si rompe il cazzo e 'fanculo il blog. Oppure, finchè si entra nel tunnel. Ci si rompe il cazzo lo stesso, ma non si può più fuggire. Come la droga, ma senza gli effetti positivi che tutti noi ben conosciamo. Quello che non sappiamo. Anzi, quello che non sapete. Perchè se sono qui a scrivere è perchè io lo so. Quello che non sapete è una semplice, banalissima, ineluttabile verità. Chiunque abbia un blog, appartiene al suo blog. Non viceversa.
Può esistere qualcosa di peggio al mondo di una madre... Una che ha messo al mondo un figlio. Una che questo suo figlio era un affarino caldo e appiccicoso che è diventato vita ed è cresciuto dentro di lei. Una che urlando e maledicendo il cielo ha sparato fuori da se stessa il sangue del suo sangue, come per magia. Ecco. Può esistere al mondo qualcosa di peggio di una madre che porta il suo pargoletto, con tanto di amichetti schiamazzanti, a festeggiare il compleanno da MacDonald's, tra palloncini colorati, frittura e trito di manzo? Beh, sì, forse una madre che abbandona suo figlio in un cassonetto dell'immondizia. Ma non ne sono del tutto convinto.
Un solo secondo, anche meno, può cambiare una vita intera. La vostra vita intera. Una cosa fatta o non fatta o fatta un attimo prima o un momento dopo. Ma cosa ne parlo a fare? Tra un milione di miliardi di possibili possibilità è successo quello che è successo e la gente fa quello che fa e basta. Nessuno se ne accorgerà mai, tutti vanno troppo di fretta e le cose sono andate come sono andate e amen. Però. Pensateci un attimo, se non andate troppo di fretta. Se quella sera di tanti anni fa vostra madre, vogliosa, avesse dimenato il bacino più velocemente, non tanto, solo un po' più veloce, adesso ci sarebbe qualcun altro, con il vostro stesso nome, a leggere questo post. O anche. Se prima di quella famosa scopata vostro padre si fosse fatto una sega, voi adesso non stareste leggendo questo post. Voi, adesso, sareste solo uno schizzo di vita, finito chissà dove.
Io sono il tuo Blog. Primo. Non avrai altro blog fuori di me. Secondo. Non postare invano. Terzo. Ricordati di rispondere ai commenti. Quarto. Onora il congiuntivo ed il condizionale. Quinto. Non plagiare. Sesto. Non commettere errori di ortografia. Settimo. Non cancellare. Ottavo. Non dire cazzate. Nono. Non desiderare i post d'altri. Decimo. Non desiderare l'account pro.