Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
venerdì, 28 ottobre 2005
[bien des choses à tout le monde]
Qualcuno cantava: "Un giorno credi di esser giusto e di essere un grande uomo. In un altro ti svegli e devi cominciare da zero". Mi sono sentito un grande uomo, spesso, forse più del vovuto. Giusto, molto meno, forse quasi mai. E oggi, se sono qui, da un'altra parte, è perchè è arrivato il momento di cominciare da zero. Mi sono svegliato, non oggi, ci ho messo un po' a svegliarmi. Nella vita non capita di svegliarsi all'improvviso, di soprassalto, non a me almeno. E' stata una cosa graduale, una specie di discesa diciamo, poco alla volta mi sentivo un po' meno giusto e un po' meno grande uomo. Così, eccomi qua, da un'altra parte. Che provo a cominciare da zero. Che devo cominciare da zero. Per quanto, non lo so. Perchè tutte le volte che ci ho provato, a cominciare da zero, boh. Non è mica facile, resettare tutto. Lo puoi dire: mi lascio tutto alle spalle. Cambio. Sarò diverso. Farò tutto quello che non ho mai fatto. Che non ho mai avuto voglia di fare. Che non sono mai riuscito a fare. Lo puoi dire. Poi ti scontri con la realtà e con te stesso. Soprattutto con te stesso. Con quello che sei. Con quello che sei diventato mentre eri da un'altra parte. Perchè cominci da zero e invece di andare avanti torni indietro da dov'eri venuto. Ma oggi sono qui, da un'altra parte. Perchè ogni volta speri che sia quella buona.
Non capita spesso, ma andare a pranzo io, il Fantasma e nessun altro è una sicurezza. Perchè il fantasma non parla. Non che sia muto, intendiamoci, solo che lui se ne sta quasi sempre zitto, come se aprire la bocca e muovere le labbra e sbattere la lingua contro il palato e far vibrare le corde vocali gli costasse un'immane fatica. Magari non ha niente da dire, magari quello che ha da dire non interessa a nessuno e lui, dopo anni di parole a vuoto, se n'è fatto una ragione, magari nessuno lo ascolta, ci sono quelle persone che non riescono a farsi sentire nemmeno se urlano, che passano inosservate, che non ti accorgi nemmeno che ci sono. Io non lo so, so solo che il Fantasma non parla. E questo è una sicurezza, per me. Un pranzo in silenzio, come da solo, ma non da solo come quando ti senti osservato da tutti, in ansia, a disagio perchè sicuramente tutti quanti si stanno chiedendo come mai stai mangiando da solo. Un pranzo in silenzio, senza essere disturbato da inutili chiacchiere, senza dover trovare qualcosa di interessante da dire, o qualcosa di banale, o qualunque cosa pur di intrattenere una conversazione che nessuno vuole, una di quelle conversazioni di routine, solo perchè quando si è in due o più bisogna per forza parlare. Il silenzio non è contemplato, il silenzio è sintomo di non integrazione, il silenzio ti isola e ti marchia a vita. Chi sta zitto paga pegno. Con il Fantasma per fortuna no. Con il Fantasma posso non parlare e mangiare e ascoltare il rumore delle mie mascelle che frantumano cibo e pensare ai miei pensieri, senza problemi, senza preoccuparmi di lui e senza che lui si preoccupi di me. Come se non ci fossimo.
[Venerdì notte, tardi] Un dialogo carpito così, due ragazze di quelle fini fini, curate e precise fino all'ultimo insignificante dettaglio, due graziose statuette di porcellana. Finchè non aprono la bocca. - Se vuoi ti do il numero del mio cazzo nero. Mimandone con le mani le dimensioni, roba da non credersi, ti fa sentire un dilettante. - Che schifo. Io da un marùga non mi faccio scopare. Poi, si apprende che lo sperma fa bene alla pelle, rinforza i capelli, sbianca i denti e facilita la digestione.
[Sabato notte, presto] Vince la Juve, e sono tutto contento. Segna Del Piero, e sono ancora più contento. La cameriera è figa, e sono euforico, come solo un pesce lesso sa esserlo. La cameriera mi dà del resto in più e mi sorride, e sarei davvero al settimo cielo, se non fosse la cameriera sbagliata, così vistosamente sovrappeso. Serata di massime. Il saggio Confucio insegna: mai bere un chupito con un figlio di puttana. Perchè il rhum non è poi così buono se il figlio di puttana [Io. Scusa, mamma] ti beve il succo da sotto al naso.
[Domenica mattina, molto presto] Non è facile districarsi tra un labirinto di scaffali cercando prodotti inesistenti, domandandosi cosa diavolo siano i pomodori tritati e perchè cazzo lo zucchero sia nascosto tra le uova e gli assorbenti interni. E quando una indistinta massaia non così vecchia ma nemmeno tanto giovane impedisce di compiere il proprio dovere palpando le cipolle una ad una - scelta difficile - con una mano tozza guantata di plastica, capita di pensare che il suo culone molliccio sia la collocazione ideale per quei bulbi dorati.
[Domenica pomeriggio, nè presto nè tardi] Discorsi colti. All'uomo più infimo della terra piace farsi attaccare le mollette ai capezzoli e i cavi della batteria della macchina ai testicoli, dai di gas e inizia il viaggio. Gli garba incellophanarsi come la platessa nel freezer, con una palla rossa in bocca. Mette annunci sul giornale: schiavo cerca padrona astenersi perditempo, e gira in macchina in cerca di ragazze cattive. Prima o poi si farà levare le costole, per fare tutto da solo. Gradisce l'urina e le feci, che fanno bene alla pelle. Non quanto lo sperma, ma più dei fanghi. Lo si apprezza: non è da tutti sapere quello che si vuole, nella vita.
Credo di non essere mai stato umiliato così tanto, in vita mia. Tranne forse in quarta superiore, chiuso in casa in punizione perchè ero stato rimandato in chimica, o in biologia, chi cazzo se lo ricorda, e avevo finito l'anno con otto in condotta. Io, ex orgoglio dei miei genitori e di tutto il parentado, ex scolaro modello, rumoroso ma brillante, fino all'anno prima cocco di tutte le professoresse, che sapeva a memoria un libro senza nemmeno aprirlo. Io, a sbirciare fuori da una fessura della persiana, nell'oscurità come un ladro, con la rabbia di mia madre che incombeva alle mie spalle, la sentivo pesante su di me mentre i miei amici giù in cortile applaudevano e gridavano "somarooo", sadicamente divertiti. Quel "somarooo", quelle voci roche e irriverenti, quella "o" prolungata all'infinito come un indice accusatore, si collocano appena un gradino sopra queste beffarde parole, dette così, forse sovrappensiero, forse no, forse scherzando, forse no: "Per fortuna che l'altra volta non abbiamo scopato". Ultimamente, il mio ego maschile sta prendendo schiaffi da tutte le parti. Non è un buon periodo, no.
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Significa che il lavoro mi obera. A meno che non ne capiate di quanto sopra, cortesemente sollazzatevi altrove. Casomai, faccio un fischio io.
Il fratello è the brother, un cazzo di ufficio diventa in the office, un perentorio muoviti per dio! si trasforma in un più mite as soon as possible, e così via. Ormai da questi filoinglesofili di 'sta minchia siamo circondati, sono in mezzo a noi e si espandono peggio di un cancro che ti divora le budella, basta guardarsi intorno. Lingua internazionale? Ma di cosa. Se gli altri vogliono capirci che s'imparino l'italiano, e 'fanculo la globalizzazione. Anche se dopo ieri, in parte mi devo ricredere o almeno mitigare questo mio sacrosanto ostracismo. In inglese, purtroppo, ci sono termini che ti riassumono intere frasi. Ad esempio, la parola aquaplaning. Trovatemi una sola parola, nella nostra lingua, per riassumere questo concetto: "in macchina, tornando a casa stanco morto, ti slittano le gomme su una pozza d'acqua sbucata all'improvviso da chissà dove e il veicolo inizia a sbandare all'impazzata, ti scivola via sotto al culo per i cazzi suoi, che hai poco da sterzare il volante a destra e a sinistra manco fosse una gincana, perchè lei, la tua amata automobile, adesso è libera, s'è rotta le palle di anni di incurie, di gomme fischianti, di accelerazioni forsennate, di cambi grattanti, di musica a tutto volume, di vetri non lavati, di cumuli di cenere e di schifezze assortite buttate alla rinfusa, di schizzate di sborra e di umori vaginali sui sedili, s'è rotta le palle e adesso se ne va per i cazzi suoi e tu non sei altro che uno spettatore, come lei lo è stata finora, puoi solo guardare la strada davanti a te che si dimena come un serpente incazzato e quei due fari nel buio che si fanno sempre più vicini, ti vengono addosso o tu vai addosso a loro mentre continui a dimenare il volante senza accorgertene, con in testa pensieri confusi di lamiere contorte e tra i denti una bestemmia, che si smorza a metà quando lei, la tua amata automobile, decide che può bastare, è soddisfatta del dannato spavento che ti sei pigliato, sorride sorniona e compiaciuta pensando alle braccia tremanti e al cuore in gola che avrai per i prossimi dieci minuti, e dolcemente, a meno di un pelo da quei due fari accesi nella notte, ritorna al suo posto, sobbalza ancora un po', un monito per il futuro, come per dirti ti tengo d'occhio, e infine ti rende il controllo della situazione, o meglio l'illusione di averlo". Perchè io, in quella frazione di secondo tutte 'ste cose non le ho mica pensate, a parte la mezza bestemmia tra i denti, avevo in testa una sola cosa, immobile davanti a me, impressa a fuoco, tanto da poterla leggere al buio: aquaplaning, dannata parola, in inglese, che è in una volta tutto questo insieme, se non di più, e che mi ha tenuto compagnia, sempre lì a girarmi intorno, nel restante tragitto fino a casa, ad una velocità che Barrichello a piedi in retromarcia va più forte.
Si mormora nei corridoi che un tizio, da qualche parte non ho capito bene dove, si sia fatto saltare in aria, questo fine settimana. La cosa in sè non è proprio una novita, per gli altri almeno, che a differenza del sottoscritto sono sempre aggiornati su tutto e seguono con attenzione quello che capita in giro per il mondo. La cosa entusiasmante, tra una chiacchiera e l'altra, sarebbe che stavolta c'erano le telecamere e le immagini del culo abbrustolito di quel pazzo suicida son passate in mondovisione. Ma pensa te cosa si è disposti a fare al giorno d'oggi pur di andare in televisione.