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Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.



mercoledì, 29 dicembre 2004
 

Un po' come Marty Mc Fly: "Nessuno può darmi del codardo". Chi non sa chi sia Marty Mc Fly, fuori dal cazzo.
E così è successo e vaffanculo.
Non mi ricordo perchè, eravamo troppi ubriachi a quella cena. Mi ricordo solo che un amico, cazzo che amico, ha detto: "Tanto non hai le palle", mentre scaldava quel coltello con l'accendino.
Eh no, cazzo. Tutto ma questo no. Pensate pure che io sia strano, che io non sia normale, che io sia pazzo, che io viva nel mio mondo, pensate quel che cazzo vi pare, non mi tocca. Ma a me "non hai le palle" non lo dite, quando sono ubriaco.
Quante volte devo ripeterlo: non mi piace perdere, non mi piace tirarmi indietro e sotto alcool non rispondo di niente.

Non mi ricordo perchè. Mi sforzo ma proprio non mi ricordo.
Scommessa. Sfida. Vendetta. Gioco.
Non lo so, davvero non lo so. So solo che a quel punto non potevo tirarmi indietro.
E così mi sono tirato su la manica e ho atteso.

Mi viene in mente Fuga da Alcatraz. Chi non l'ha visto, fuori dal cazzo.
Il carcerato più duro di tutti, il più cattivo, il più pazzo, che accende un fiammifero e lo lascia spegnere tenendolo tra le dita, senza un gemito, guardando Clint Eastwood con aria di sfida. Sorridendo.
E io mi ci rivedo.
Non in Clint Eastwood, io non sono mai stato Clint Eastwood in vita mia e mai lo sarò.
Io sono il carcerato pazzo.

L'amico, cazzo che amico, avvicina il coltello - adesso me lo rivedo al rallentatore quel coltello di merda - e io tengo il braccio davanti a me, teso e immobile. Sorridendo.

Oh, non ne vado fiero. Non mi sento un duro. Non mi sento più forte. Lo so benissimo di essere soltanto un demente, una fottutissima testa di cazzo.
Ma lo rifarei, cazzo se lo rifarei. Nessuno può darmi del codardo.

[Ascoltando Crack it, Bomfunk Mc's]













sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 10:17 | commenti (84)


martedì, 28 dicembre 2004
 

Ormai è chiaro che.
Sono un cattivo lettore.
Sono un cattivo ascoltatore.
Sono un cattivo osservatore.
Non è colpa mia se sono cattivo.
Non è colpa di nessuno.
Nemmeno che il futuro.
Fumo.
Il futuro che è la strada.
Bastone tremolante, tazza protesa nel vuoto e cartello al collo: il futuro è qui.
E la barba di tre quattro giorni.
Adoro la barba di tre quattro giorni.










sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 11:06 | commenti (40)


lunedì, 27 dicembre 2004
 

La tombola della vigilia al bar è una tradizione, almeno da quattro anni, tanto per stare tutti insieme, fare due chiacchiere, scambiarsi gli auguri e ubriacarsi come degli animali. Siamo quasi una trentina di solito, forse più, o meno, tra amici, amici di amici, conoscenti, conoscenti di conoscenti. Facce sì, facce no, facce forse, facce ma chi cazzo sei.
Va bene tutto, ma diciamolo, se io faccio una cosa voglio vincere. Qualunque cosa, fosse anche una partita a risiko, una cazzo di gara blog o una tombola di merda. Non tanto per i soldi [quest'anno mi sa che eravamo sopra i 150], per la soddisfazione personale. Cazzo, ma vuoi mettere poter guardare gli altri con quel sorrisino da figlio di puttana sulla faccia, con quel dolcissimo sapore di vittoria in bocca e intanto pensare: Io ho vinto, succhiacazzi.
Io non partecipo tanto per partecipare. Mai. E se poi perdo, brucia, cazzo se brucia e se mi girano le palle, 'fanculo la sportività.
Io sono così. E De Coubertin era un coglione.

L'altra sera non era solo una sensazione, era una certezza, non potevo sbagliare: quest'anno avrei vinto io. Me lo sono sentito appena ho messo piede al bar. Come un'illuminazione piovuta dal cielo: quest'anno vinci tu, parola di gesù cristo in persona.

[flashback]
Barbara, dammi una cartella.
Ma no dai, crepi l'avarizia, facciamo tre.
Ne basterebbe una, la fortuna mi ha baciato con la lingua.
Ma facciamo tre, che oggi sono più buono.
Dammi la settantasei.
La quarantanove
E la sessantasette. O' totaro int'a chitarra.
Lo so io che numeri sono.
Mi fai una piadina che ho fame?
E ridendo e scherzando, si comincia.
"Ventidue", o'pazzo.
"Uno", l'italia.
Oh, 'sto cazzo di sessantuno è uscito?
"Mezz'ora fa"
Cristo.
"Trentatre", l'anne 'e cristo.
Appunto.
"Cinquina"
Ma vattene affanculo.
Che io manco c'ho un tris.
"Sessantasette", o'totaro int'a chitarra.
E andiamo.
"Settantadue", 'a meraviglia.
C'est moi.
"Trenta", 'e palle d'o tenente.
Inizia la rimonta.
Vi monto e vi rimonto tutti, cazzo.
"Quarantuno", o'curtiello.
E poi vinco.
L'otto. L'otto, a' maronna.
L'otto, cazzo, mi manca solo l'otto.
Adrenalina.
Batti, cuore, batti.
Lo sapevo lo sapevo che quest'anno vi inculavo tutti.
Dai cazzo Barbara tira fuori quel fottuto otto.
Dai.. dai... eccolo...
"Settantatre"
Merda.
"Tombola!"
No cazzo no no no non è possibile dovevo vincere io, me lo sentivo cazzo, non posso essermi sbagliato. Dai, Bea, maledetta troia, dì che stavi scherzando, dillo che era solo un fottutissimo scherzo, che non hai fatto tombola.
"Tombolaaaaaa!"
Muori.
Ma... ma... com'è possibile?
Puttana.
Come cazzo è possibile?
Maledetto otto di merda.
"Guarda che l'otto è uscito da un pezzo"
Cosa?
Come?
L'otto...
L'otto è...
""
No!
Che coglione, che coglione, che coglione, avrei vinto, che coglione, che cazzo di coglione del cazzo.

Vai a fare in culo, babbo natale di merda. E portati con te gesù bambino, la befana e qui figli di troia dei re magi.

[Ascoltando Don't let me be misunderstood, Santa Esmeralda]


























































sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 08:30 | commenti (33)


mercoledì, 22 dicembre 2004
 

Ieri sera ero in treno che me ne stavo tornando a casa e... Ah! Cazzo, proprio non mi piace a scrivere al passato. Facciamo che adesso è ieri sera, così uso il presente. Rewind.
Adesso è ieri sera e me ne sto tornando a casa in treno. Lo scompartimento è quasi vuoto ma di fronte a me c'è una ragazza, sembra uscita da un video rap o da un centro sociale tipo Leoncavallo, con due borchie sul labbro, piena di anelli alle orecchie e i capelli che hanno un non so che di stopposo. Cioè, adesso non so come si chiama questa cazzo di acconciatura, non sono proprio rasta, a me viene in mente la stoppa.
Però se non altro non sembra una di quelle zozzone che fanno del "non lavarsi" la loro filosofia di vita, il suo sembra un trasandato piuttosto curato, studiato ecco.
Ma sai che cazzo me ne frega a me di come è vestita, l'abbigliamento è proprio l'ultima cosa che guardo in una ragazza. Siamo sinceri, quando te la ritrovi nuda nel tuo letto, che cazzocambia se sul pavimento c'è un tailleur da cinquecento euro o una tuta dell'adidas?
E poi questa qua è carina, cazzo. Le ho anche dato un'occhiata al culo, prima che si sedesse, davvero niente male. Non un culo di quelli che, come si dice, ti fanno venire la goccia all'uccello, ma un culo che comunque fa la sua porca figura.
L'unica cosa è che, mentre disegna su un quadernetto un qualcosa che sembra una specie di serpentone tutto colorato, continua a tirar su con il naso. Una roba incredibile: ogni due/tre secondi, una sniffata.
Per un po' cerco di far finta di niente, di pensare ad altro, ma proprio non ce la faccio. Quando un rumore ti entra in testa è impossibile ignorarlo.
Come qualcuno che tamburella con la mano. Tu sei lì che stai leggendo e non ci fai caso, è come se non ci fosse. Ma appena, non si sa come, te ne accorgi, diventa il suono più fastidioso e angosciante del mondo e l'unica cosa a cui riesci a pensare è cazzo cazzo cazzo quella cazzo di mano cazzo cazzo smettila cazzo.
E quando c'è qualcuno che tira su con il naso è uguale, cerchi di trattenerti ma prima o poi esplodi.

- Scusa...
- Sì?
- Ne vuoi uno?
- Eh?
- Vuoi un fazzoletto di carta?
- Ah. No no, grazie.
- Sicura?
- Sì, grazie.
- Ok. Se per caso cambi idea...
- Ma senti.
- Sì?
- Usi sempre questo metodo per abbordare le ragazze?
- Veramente...
- No davvero, è solo un consiglio, eh. Ma trova qualcosa di più originale, lo dico per te, eh, non credo che così hai molto successo.
- Dici?

Iniziamo a chiacchierare del più e del meno.
Il più sarebbe il tempo. Chissà come mai in qualunque discorso, con qualunque persona, il tempo salta sempre fuori, è matematico.
Il meno sarebbe il Natale e i regali da fare. O da non fare, nel mio caso. Non che me ne fotta di cosa regalerà lei, ma così riesco a sapere che non ha il ragazzo senza sbilanciarmi troppo. Minchia, che genio.

- E cos'era quel serpente?
- Che serpente?
- Quel serpentone tutto colorato che stavi disegnando prima.
- Ah quello. Ma non è un serpente, è il mio nome.
- Il tuo nome?
- Sì, è lo schizzo per un murales, guarda.
- Oh mamma.
- Eh?
- Ma dove lo leggi il tuo nome qui dentro?
- Beh, devi usare un po' di fantasia.
- Capisco... oh sì ora lo leggo... Sofia.
- Veramente mi chiamo Sonia.
- Sì, infatti. Ma.. aspetta, aspetta, leggo anche il tuo numero di telefono.
- Ecco, ora ne hai usata un po' troppa di fantasia.

[blablabla blabla blabla]

- Io scendo a Pavia, sono quasi arrivata.
- Anch'io scendo a Pavia.
- Vai di fretta?
- Non particolarmente.
- Ci prendiamo un caffè al bar della stazione?
- Volentieri, ma prima ti posso chiedere una cosa?
- Dimmi.
- Sei sicura che non lo vuoi quel fazzoletto di carta?













































sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 10:30 | commenti (71)


lunedì, 20 dicembre 2004
 

[Gingolbelz]

Vigilia di Natale.
No, quest'anno non ce l'ho proprio fatta. Non mi è mai andato giù il natale, con le sue frenetiche corse al regalo, con quell'atmosfera da siamo tutti più buoni, che le vedi in giro 'ste fottute facce beatamente sorridenti come a dirti "va tutto a meraviglia fratello" e gente che di solito ti saluta a malapena adesso ti abbraccia come se volesse scoparti. Odio questa mattanza di auguri e regali e pacche sulle spalle. Mi viene la nausea. Ma come cazzo fa, solo perchè è natale, la vostra vita ad essere meno di merda? No, spiegatemelo porco cazzo perchè proprio non ci arrivo.
Gli altri anni ho resistito, ho fatto - come si dice - buon viso a cattivo gioco, ho ingoiato il rospo tutt'intero con la coda ma quest'anno no, quest'anno proprio non ce la faccio. Quest'anno non mi avranno, cazzo.

Ecco perchè adesso sono qui da solo in questa baita di montagna, in culo ai lupi, lontano da tutto e da tutti, semisepolto nella neve.
E sto da dio.
Il cenone è andato alla grande, i due hamburger del mac riscaldati erano ottimi e il chili messicano in barattolo bastano cinque minuti ed è pronto, oserei dire divino.
Svaccato sul divano guardo il soffitto mentre mi fumo una sigaretta, buttando giù di tanto in tanto un sorso di limoncello, fatto rinfrescare nella neve è ancor più buono. La bottiglia è quasi alla fine ma cazzo me ne frega, ho fatto scorte prima di partire, mica scemo. Dopo questa passiamo al pampero, poi si vedrà, non mi piace fare programmi a lungo termine.
Però cazzo, mentre mi gratto il coglione sinistro in uno sbuffo di fumo, non riesco proprio a decidermi se dedicare la sega che mi sparerò prima di andare a dormire alla barista della ditta dove lavoro o alla Canalis. Visto che la barista già me la sono fatta, credo proprio che opterò per la seconda che, detto tra noi, è anche più gnocca.

Ora, sono in quello stato in cui ancora il mondo non gira tanto forte ma anche la minima stronzata ti fa piegare in due dal ridere. E visto che non c'è nessuno le battute me le faccio da solo, che tanto sono sicuramente più simpatico della maggior parte della gente che conosco. Bella Nem, sei troppo forte.
Tipo, mi viene in mente che qualche giorno fa il ragazzo di non mi ricordo chi mi ha chiesto se volessi una cavia, oh ma è bella è, bianca e morbida, tenera tenera. A parte il fatto che le cavie sono degli schifossissimi topi mangiamerda e quindi già di per sè mi pare improponibile definirle belle, che cazzo me ne faccio di una cavia? E poi sono contro la vivisezione, io.
...
...
...
Ah ah ah ah ah. Le matte risate.
...
Cristo santo, fammi assaggiare 'sto pamperino, va.
Toc toc.
Oh porca merda, non sono neanche alla seconda bottiglia e già ho le visioni? M'è sembrato di sentire bussare alla porta. Ma come cazzo è possibile? Già ho fatto fatica io ad arrivare fin qui, adesso poi che è un giorno intero che nevica che dio la manda non esiste che una macchina sia salita fin quassu.
Ci vorrebbe del succo all'albicocca, così mi faccio un bel chupito.
Bah, faccio anche senza. Alla salute, Nem.
Toc toc toc.
Eh no! Allora ci sento bene, mi pareva, hanno davvero bussato. Cristo di un dio, chiunque tu sia vattene affanculo, che una slavina ti colga e ti porti via. Sono impegnato ad esplorare approfonditamente le mie cavità nasali alla ricerca di un corpo estraneo alquanto fastidioso.
Bam bam bam.
Adesso sono manate contro la porta, mi sa che 'sto rompicazzo non la finisce più se non lo ammazzo.
"Andate via, non c'è nessuno!", grido mentre attacco il corpo estraneo alquanto fastidioso sotto al divano.
"Ti prego aprimi, sto morendo congelato", sembra la voce di un vecchio.
E io che pensavo se ne fosse andata per sempre chissà dove, forse ad Honolulu, beata lei, adesso la sento gridare, la mia cazzo di coscienza: aprigli, brutto figlio di puttana.
Mi alzo e barcollando raggiungo la porta.
Apro con uno scatto di nervi: "Ma che cazzo vu..."
Le parole mi si congelano in gola. Lo sapevo. Lo sapevo, porca puttana, che non si può scappare al natale. Se Maometto non va alla montagna, il natale quando arriva arriva. Ed è proprio qui davanti a me, in carne e ossa, nei panni di un vecchio ciccione bastardo dalle guance paonazze, con una giacca rossa e la barba bianca.
"Ma tu... tu sei... babbo natale?"

[Continua... quando cazzo ne avrò voglia e quando cazzo mi verrà in mente come andare avanti]





























sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 12:15 | commenti (48)


sabato, 18 dicembre 2004
 

Io: Una birra, grazie.
L'oste: Una? Ho sentito bene? Qui nessuno beve una sola birra.
Io: Infatti ho detto due birre.
L'oste: Bene... Carmen! Tre birre per il ragazzo.

[...]

La Carmen: Ecco qua le tue quattro birre.
Io: Ehi bella, io non ho ordinato quattro birre.
La Carmen: No? Avevo capito...
L'oste: Carmen, che cristo combini? Il ragazzo aveva detto cinque.
La Carmen: Ok ok, stai calmo. Ne porto subito altre due.

[...]

Io: Ecco, tieni pure il resto.
L'oste: Mi pigli per il culo? Questi non bastano neanche per la mancia, mi devi pagare sette birre.
La carmen: Otto!
Io: Cosa? Ma che cazzo...
L'oste: Figliolo, non fare il furbo con me o finisci male

[...]

L'amico di Io: Ehi, cazzo hai fatto alla faccia?
Io: Ma niente, ieri sera, una discussione per un conto di nove birre.

[praticamente ispirato a copiato da qualcosa]














sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 13:39 | commenti (35)


giovedì, 16 dicembre 2004
 

QUINTA PROVA CONCORSO MISTER BLOG

Hai comprato il regalo di natale per la tua dolce metà, PucciPucci. Ti telefona un tuo amico, Gianselmo, quello che proprio non riesce mai a farsi i fatti suoi, e ti dice di aver saputo che anche PucciPucci ha un blog. Gianselmo, avendo tutti i giorni la possibilità di accedere al computer di PucciPucci conosce anche l'indirizzo del blog e non esita a comunicartelo. Tu curioso, appena puoi, vai a leggere il blog, lì... fra i vari riferimenti, racconti, descrizioni... riconosci PucciPucci, però ti soffermi in particolare su un post di qualche giorno prima:
"Il mio rapporto non funziona più, non so se l'amo ancora e nel frattempo continuo a vedermi di nascosto con X."
Ora:
- in 400 parole descrivi la tua reazione;
- posta o linka la foto del regalo che hai comprato scrivendo cosa decidi di farne.

Fisso il monitor impietrito, paralizzato, congelato. Leggo e rileggo all’infinito quelle poche parole. Come tutte le parole, prese una per una non vogliono dire niente, sono solo parole, ma insieme, una dietro l’altra, queste sono una mano che mi soffoca, mi annulla e mi fa male, cazzo se mi fa male.

Poi, non so dopo quanto tempo - forse pochi secondi, forse un’ora - mi alzo meccanicamente. Lentamente, come svuotato, mi trascino in bagno, senza sapere perché.

Immobile davanti allo specchio, fisso la mia faccia. Cerco di sorridere, come se un sorriso potesse cancellare tutto e risvegliarmi da questo brutto sogno. Cerco di sorridere, ma la mia immagine nello specchio resta triste.

Chiudo gli occhi. Mi ripassano davanti mille immagini, fotogrammi di attimi insieme: il primo bacio, con il cuore che mi batteva a mille, come un ragazzino; il suo sguardo dentro il mio, quando facevamo l’amore; la sua mano che cercava sempre la mia; il suo sorriso, uno di quei sorrisi che ti aprono in due.

Poi come un pugno nello stomaco, improvviso da lasciarmi senza fiato, la realtà mi riassale: è tutto finito. Tutto. Non voglio spiegazioni. Non voglio giustificazioni.
Me ne frego se ho pensato che potesse essere per sempre, se magari avevi tutti i motivi del mondo, se forse è successo anche per colpa mia. Me ne fotto di quello che hai da dirmi. Me ne fotto di capirti. Non lo accetto, qualunque cosa ci sia stata tra te e quell’altro, non lo accetto, cazzo. Vaffanculo. L’unica cosa che mi interessa adesso è odiarti, gridarti tutto il mio dolore e il mio schifo tirando pugni al vento, per non pensare, cazzo.

Poi la rabbia si spegne e resta l’amarezza. La consapevolezza che quello che c’è stato non ci sarà mai più.
Una lacrima, una soltanto. Una lacrima solitaria che si spegne per terra proprio nell’istante in cui decido di dimenticare per sempre.

Prendo il cellulare e comincio a scrivere, ogni tasto che schiaccio è qualcosa che muore dentro di me.
Non chiamarmi. Non cercarmi. Non osare nemmeno pensare a me. Io per te sono morto.
Cancello quel maledetto numero dalla memoria e spengo il telefono.

Sono di nuovo da solo con il peso dei miei pensieri, al buio, in un silenzio assordante.
Ma la notte passerà e forse domani o non so quando ci sarà il sole e la mia immagine nello specchio tornerà a sorridere.

Solo una rosa rossa, perchè per me una rosa rossa vuol dire tanto.
Questa, la lascerò marcire sulla mia scrivania, perchè da dire non c'è più niente.

E anche questa prova è andata. Io il mio l'ho fatto, bene o male non sta a me dirlo.
Ora tocca a voi. Lo so, lo so, sono monotono, ripetitivo, diciamo pure scassacazzo, ma a voi che vi costa andare a votarmi?
CtrlC/CtrlV: Voto Nemecsek. Numero 67, 'o totaro int'a chitarra.
E' quasi Natale, dai, fate i bravi bambini.
Cazzo, non vorrete mica trovare il carbone sotto il vostro albero di plastica!















sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 12:43 | commenti (73)


mercoledì, 15 dicembre 2004
 

Sibila la neve e mi ci perdo come in sogno.
Vorrei rubare i colori alla primavera.


sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 13:16 | commenti (49)


martedì, 14 dicembre 2004
 

QUARTA PROVA CONCORSO MISTER BLOG

Indicazioni: Nel 1999 il tuo migliore amico, GIANDOLFO, decide di andare in Tibet per 7 anni [e te credo, con un nome così] e ritirarsi a meditare. Un giorno si mette in contatto con te perchè si rende conto che è stato via per troppo tempo e mentre impara di nuovo ad allacciarsi le scarpe ti chiede di informarlo su cosa è successo nel mondo in sua assenza. Tu gli dedichi un post nel tuo blog e come la canzone "l'anno che verrà" di Lucio Dalla, gli racconti le cose essenziali capitate negli ultimi anni.

Precauzioni: E' obbligatorio usare almeno uno smiley. E' importante essere brevi (400 parole max).

Istruzioni per l'uso: Il testo, come indicato da Daisi, dovrebbe essere letto sulle note di L'anno che verrà. Dico dovrebbe perchè non sono sicuro di aver rispettato la metrica in tutto e per tutto. Quindi, per cantarla, è necessario spostare gli accenti, allungare alcune vocali o mangiarsene altre, a casaccio. Cioè, oh, non sono mica un cantautore. La canzone originale termina dove cambia colore, le ultime due strofe le ho aggiunte io.

E' passato un lustro e tu sei ancora lì
nel tuo bel tempio in Tibet con i monaci shaolin.
Hai detto addio a tutto, per andartene dal caos,
adesso ti sorridono i monti
e le caprette ti fanno ciao.

Qui le cose van male, il mondo va al contrario
tutti pensan a farsi la guerra e io vedo solo odio.
E' quasi ovunque un inferno, non so quanti sian i morti,
ormai l'unica parola son le bombe,
comandano i più forti.

Molta povera gente scappa dal suo paese
solo per non morir di fame,
perchè delle guerre son loro a far le spese.
Arrivan qui alla fine e li chiaman "negri del cazzo".
Se però dico che son come noi
sono io che vengo preso per pazzo.

Di quest'Italia poi meglio non parlare.
O sei ricco, famoso e potente,
o davvero non conti niente.

Tu potresti dirmi "Son solo luoghi comuni"
per illuderti che non sia vero,
come spesso fanno alcuni.
Perchè chiudere gli occhi, davvero è viltà,
ma fa di certo meno male
che accettare la realtà.

Ed ora ti racconto quello che è successo a me:
un maledetto incidente mi ha preso due anni di vita,
vita, vita, vita, vita.
M'è rimasto tutto dentro quel maledetto dolore
sono sempre più chiuso
e più nero è il mio cuore.

Ed il mondo che ho intorno lo amo sempre meno.
Ma a chi lo chiede rispondo
che sono allegro e sereno.
Mento, sorridendo per un secondo.

Perchè mi sono arreso e tu con me, lo sento:
non possiam certo lottare contro i mulini a vento.
Però con te sono sincero, almeno ascolta.
Ricordi che in un film John Travolta
alla fine diceva "Vado a farmi il mondo"?
Io non la trovo questa forza e vado a fondo.
Così dopotutto mi sa proprio che
è il mondo che si fa me.

Quasi quasi caro Giando sai adesso che faccio?
Devo solo trovare il coraggio,
'fanculo tutto, io vengo in Tibet con te,
perchè 'sto mondo non lo capisco e non fa per me.


Perchè se Dio esiste, come scriveva Pennac,
spero che abbia una scusa valida.

Avvertenze: Allora, rieccoci qua, cari lettori. Se 'sto post vi è piaciuto, lo sapete cosa dovete fare, vero?
Vero?!?
Dovete andare a votarmi, cazzo.
E anche in fretta.
Dai, su, fate i bravi. Copincollate questo:
Voto Nemecsek. Numero 67, 'o totaro int'a chitarra.
Ah, nel caso invece la mia prova vi avesse fatto schifo... ma che me ne frega? Votatemi lo stesso!




















































sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 09:18 | commenti (87)


lunedì, 13 dicembre 2004
 

Non so proprio che cazzo di pesci pigliare.

Quindi dormo.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 08:39 | commenti (38)


venerdì, 10 dicembre 2004
 

[Appunti sparsi qua e là, più di la che di qua]

Il buio ha paura di me.

Una volta un omino del calcio balilla, quello che sta in porta, mi ha fregato cinquecento lire.

Tra i sacramenti, il mio preferito è la coca cola sprite.

Ricordo ancora quando il buon Valeriano mi ha fatto i tarocchi e mi ha detto che nella mia vita vedeva due bionde.

Pagare alla romana non è consigliabile. Metti che poi la romana non ci sta.

Se tutto è azzurrissimo, atterraggio e correttezza dove li mettiamo mette? Eh? Dove li mette?

Giocare a poker senza soldi è come fare l'amore con una bambola gonfiabile. O mangiare macrobiotico.

Ma non è che intendeva due birre?

Nel bel mezzo del cammin della mia vita sto camminando.

Sale grosso. Grosso. Non fino.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 13:04 | commenti (31)


giovedì, 09 dicembre 2004
 

E' notte. Una di quelle notti fredde in cui vorresti essere dappertutto tranne dove sei.
Tiri su il bavero della giacca e ti stringi nelle spalle, illudendoti di sentire meno freddo.
L'unica tua compagnia sono la luce fioca di un lampione e un cane che qualche isolato più in là ogni tanto abbaia alla luna. Perchè i cani lo sanno, l'hanno capito - loro - che è lassù che finiscono i pensieri.
Ma tu neanche la vedi, la luna. Non sei capace di guardare così in alto. Non stanotte. E te ne stai lì, seduto su questa panchina che ormai conosci per nome, a fumare - stanco - e a fissare la terra, come se dovesse aprirsi da un momento all'altro.
Poi, dopo un secondo o un'ora, dei passi.
E' sempre una scommessa un rumore che ti arriva addosso, puoi vincere o puoi perdere. A volte pareggi.
Ma il loro suono è confortante - adesso - perchè capisci che sei ancora vivo.
E proprio mentre ti stai chiedendo se alzare gli occhi - spenti - per scoprire di chi siano, i passi si fermano davanti a te:
"Hai una sigaretta?"
Non lo sai, se hai una sigaretta. Prendi - lentamente - come se fosse la cosa più faticosa al mondo, il pacchetto dalla tasca.
"Ne ho una sola."
Chi ti sta davanti, ora lo vedi, è male in arnese, ti fa quasi più pena di te. Ma l'ultima sigaretta è un dogma.
"Mi dispiace"
Stai per dirlo. Ma non lo dici.
Allunga una mano, così veloce che il gesto lo puoi solo immaginare.
"Grazie. E' proprio la mia sera fortunata"
Di nuovo i passi. Questa volta non arrivano, vanno.
E spariscono - nella notte - come inghiottiti dalla nebbia.


















sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 13:03 | commenti (51)