Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.
martedì, 30 novembre 2004
SECONDA PROVA CONCORSO MISTER BLOG
Sei uno scrittore di un libro, che si intitola esattamente come il tuo blog (Nemecsek), a questo punto devi: 1) pubblicare la copertina del tuo libro; 2) scrivere cosa vi è riportato nel retro; 3) stabilire un prezzo; 4) infine fare una propaganda infine fare una propaganda pubblicitaria, quindi tra i vari appuntamenti che hai per discutere e presentare il tuo libro devi sceglierne uno tra: GEORGE BUSH, GABRIEL GARKO, TIZIANO FERRO. Ad uno di loro dovrai richiedere di sponsorizzarti, e interagire in un dialogo dove le battute del “personaggio” sono già stabilite.
[Copertina]
[Retro] I racconti di questo libro sono storie impossibili, inverosimili, che non stanno nè in cielo nè in terra, a volte crude e violente, a volte tristi e commoventi, che pur avendo poco in comune una con l'altra, si intrecciano, si incrociano e si fondono, fino a formare un'unica surreale storia, talmente assurda ed inspiegabile ma realistica al tempo stesso da far venire in mente i disegni impossibili di Escher, dove tutto è fuori posto ma solo così acquista un senso.
Nel primo racconto, Nemecsek, il bambino che ne "I ragazzi della via Pal" si sacrifica per i suoi amici, si ribella e decide di non morire, di riprendersi la vita che non ha mai potuto vivere. Una puttana incinta e un tossico con l'aids si innamorano e si uccidono, per amarsi in eterno. Un vecchio, in punto di morte, scopre il segreto della felicità, inutilmente cercata per tutta la sua vita. Dio e il Diavolo, si sfidano in una partita infinita, giocandosi le anime degli uomini. E poi c'è un serial che killer si innamora di tutte le sue vittime e piange, mentre le uccide. C'è un pugile che fa il duro e vuole diventare campione del mondo ma che non ha mai tirato un pugno in vita sua. C'è un uomo invisibile che tutti vedono ma che nessuno ascolta. E infine c'è un altro Nemecsek, quello che sogna e racconta queste e altre storie ancora, che ha scritto questo libro e ne è anche parte, al tempo stesso autore e personaggio.
Fico, fa molto teatro dell'assurdo. (Alessandro Baricco) Io non ci ho capito niente. Ma questo Nemecsek è davvero bono. (Alfonso Signorini) Questo libro è più labirintico della mia riforma fiscale. (Silvio Berlusconi)
In copertina: Mani che disegnano, di M.C. Escher
[Prezzo] 4,99 Є trattabili (si accettano assegni postdatati, pagherò e buoni pasto)
[Intervista con Tiziano Ferro] Tiz: Allora signor Nemecsek lei è qui per? Nem: Per presentare il mio libro, mi pare ovvio. E quale migliore occasione di farlo se non a Buona Domenica? Qui sono sicuro di trovare un pubblico di elevata cultura, dal palato fine, gente che ci capisce, insomma. E poi non vedo l'ora di lanciarmi in un trenino scatenato con Maurizio Costanzo e i ragazzi del Grande Fratello. Quindi, dai, vediamo di sbrigarci con quest'intervista. Tiz: Bene, e perché ha deciso di venire a parlare proprio con me? Nem: Ecco. Se devo essere sincero io avrei preferito Costantino. Sai, quando c'è lui gli ascolti s'impennano, la gente rimane incollata al televisore, magari qualche copia sarei riuscito a venderla. Ma risultava poco credibile che Costantino parlasse di libri. Così il mio editore, che sarebbe mia mamma, mi ha consigliato te, dice che sei un bravo ragazzo, che piaci alle figlie, alle mamme e anche alle nonne, meglio di così si muore. E poi lei va matta per le tue canzoni, anche se penso ti confonda con Nino D'Angelo. Ah, mi ha anche detto che se torno a casa senza il tuo autografo, il libro me lo spacca in testa. Tiz: Di cosa esattamente parla il suo libro? Nem: Sembra strano, ma è un romanzo fatto di tanti racconti, come un puzzle. L'idea mi è venuta anni fa, quando avevo un blog. Sì, neanch'io so bene cos'è un blog, diciamo una specie di diario, così capisci, in cui scrivevo non solo la mia vita, i miei pensieri e i miei sogni ma anche delle fantasie, delle cose inventate, delle cazz... delle follie che mi venivano in mente chissà come. Ecco, si potrebbe dire che questo libro è il mio blog, rivisitato, corretto, tagliato, cucito e stampato. Se vogliamo quindi, questo libro parla proprio di me, ma al tempo stesso anche no. Se mi permetti, faccio un po' di demagogia, che ci sta sempre bene: tra le righe, il mio libro vorrebbe lanciare un messaggio, essere un'allegoria, una metafora, dei nostri tempi. La morale, se davvero c'è una morale, è che noi viviamo in un mondo sempre più cinico, dove tutto è portato all'esasperazione. un mondo condannato alla rovina da noi stessi, contro cui è impossibile lottare, vince solo chi riesce ad uccidere la propria coscienza. Un mondo di merda, insomma. Oh scusate, siamo in diretta e ci sono i bambini. Scusate bambini, ehm... scherzavo. Il mondo è bello, va tutto bene e siamo tutti felici, eh! Tiz: Si, ma come mai questo prezzo per una copia? Nem: Non mi sembra eccessivo, no? Sennò chi se lo compra? Il mio libro è anche destinato ad un target giovane. E lo sappiamo tutti che i ragazzi non hanno molti soldi, che la paghetta la usano per scaricarsi le suonerie dei cellulari. Poi, se contiamo che un libro di Vespa costa più del doppio... Tiz: Senta, sa com’è, ma in questi casi ci vuole sempre qualcosa “in cambio”, mi capisce vero? Mi esponga bene la sua proposta… Nem: A dire il vero, no, non ti capisco. Io pensavo che per vendere un libro bastasse il libro stesso, con i suoi contenuti, ma a quanto pare mi sbagliavo. Ecco perchè in omaggio con il libro c'è una copia del mio calendario. Guarda, guarda marzo, che te ne pare? Tiz: Anche lei ha fatto un calendario? Ormai lo fanno tutti e, mi lasci dire la verità, lei non è nemmeno un granchè. Quelli sarebbero dei pettorali? Per non parlare di quel cosino che ha tra le gambe... Costanzo, ma chi mi ha fatto intervistare? Che figura ci faccio? Io me ne vado a Domenica In con la Lecciso, che è sicuramente meglio di 'sto qua! Nem: Oh, aspetta un attimo. Almeno fammi 'sto cazzo di autografo, sennò stasera chi la sente mia mamma...
[Voce fuori campo: Bòni, state bòni... Demo, musica. Via col trenino!]
Non so perchè. Dopo il bailamme di questi giorni mi sento di chiarire una cosa. Non so perchè. Di solito non me ne frega molto di quello che pensa la gente, sia nel bene che nel male. Se una cosa mi va di farla è inutile che me ne chieda il motivo, a volte manco c'è un motivo, la faccio e basta, se no vado in paranoia. Quello che voglio dire è che si scherza. A volte mi può capitare di esagerare, di lasciarmi andare, di passare il segno. Tra l'ironia e il cattivo gusto il passo è breve. Ma si scherza, sempre e comunque. Quando si tirano in ballo la figa, il cazzo, il mio cazzo, l'amore o il sesso, quando si parla di scopate o di pompini, quando si dice passo a prenderti stasera o me la dai o mettiti a pecora, si scherza.
Qui c'è il Nemecsek che scherza, che fa l'imbecille, che si diverte come un pazzo e butta tutto sul ridere. Forse era anche inutile dirlo, credo sia chiaro per tutti. Se c'è qualcuno che non lo capisce... no dai, non può esserci qualcuno così idiota da prendermi sul serio.
Il Nem che fa sul serio è da un altra parte, non sta dietro ad un computer. E' sempre lo stesso Nem che scrive qui sopra, certo, nessuna maschera, nessun personaggio, ma quello vero non lo potete vedere, non ve lo potete neanche immaginare. Il Nem che fa sul serio, quello vero, quello in carne e ossa, lo conoscono in pochi, e neanche tanto bene.
Potrebbe essere un figo della madonna, che si scopa una ragazza diversa ogni sera. Potrebbe essere uno sfigato che una topa non la vede da anni, che si ammazza di seghe davanti ad un film porno. Oppure, più realisticamente, potrebbe essere uno qualunque, magari un po' timido, magari un po' insicuro, che ogni tanto combina e ogni tanto si becca il suo bel due di picche, come tutti, e che magari ha un'ex ragazza a cui ogni tanto pensa ancora e che magari sogna che. Potrebbe. Perchè forse anche il Nem vero, quello che fa sul serio, ha smesso di sognare da un pezzo.
P.S. Detto questo, se ci fosse qualche ragazza seriamente intenzionata a darmela, il mio numero di telefono è: 338-124... Si scherza, cazzo. Ve l'ho detto che si scherza, no?
Sento il suono giungere da lontano. Non capisco. Si insinua nei miei sogni come la sirena di un'ambulanza che si avvicina. Ma sembra più una musica, una melodia. sembra Moonlight shadow. Ci metto un po' ad accorgermene, a focalizzare che è il mio cellulare che suona. A metà tra l'addormentato e lo sveglio, penso: merda, cazzo, figa. Che, tradotto, vorrebbe dire: porca troia, ho dimenticato di spegnerlo. Intontito, allungo un braccio nell'oscurità, lo cerco a tentoni e rispondo.
- Mmm... - Tremaaaaaaaaaaaaa! - Mmmhhh... - Trema tuttoooooooooooooooooo!!! - Mmm...ma vai a cagare.
Chiunque fosse, gli riattacco in faccia. 'Fanculo, ti pare questa l'ora di scassare la minchia alla gente perbene? Per sicurezza spengo il telefono, non si sa mai che il coglione abbia la geniale idea di richiamare. Mi giro su un fianco, pensando: dalla voce sembrava il Toro, chissà che cazzo vole... mi sono già riaddormentato.
Al risveglio, appena riaccendo quel maledetto telefono, biii-biiip, arriva un messaggio. Hai sentito la scossa di terremoto? Che paura, scricchiolava tutto. Ne arriverà un'altra? Il Toro, sempre lui. Ma che cazzo sta dicendo? Brutta cosa l'alcolismo. Mai dormito meglio in vita mia, telefonata scassacazzo a parte. Rispondo? Non rispondo? Rispondo. Ma vai a cagare. Il terremoto, ma dai. Quando mai si è visto un terremoto dalle nostre parti? Figuriamoci. Che poi, secondo me, i terremoti nemmeno esistono, è un'invenzione della televisione di sicuro.
Ma quando esco di casa mi aspetta uno spettacolo surreale, a dir poco allucinante. Metto un piede fuori dalla porta e rimango impietrito, la bocca spalancata, gli occhi fuori dalle orbite: è tutto distrutto. Tutto. Palazzi crollati, macchine rovesciate, alberi divelti. E la strada. La strada non c'è più, al suo posto un'immensa voragine nera che taglia il mondo in due. Mi guardo intorno, spaesato. Tra le macerie l'unica cosa rimasta intatta è la mia Mercedes, spicca come una mosca nel latte. Neanche un graffio. Tiro un sospiro di sollievo e per un attimo sorrido. Per un attimo, perchè la realtè è sconvolgente. Intorno alla mia macchina luccicante, tutto il resto sembra uno di quei paesaggi postatomici, tipo Mad Max o la sigla di Ken Shiro. "Mai, mai, scorderai l'attimo, la terra che tremò. L'aria s'incendiò. E poi, silenzio". Silenzio. Non c'è il minimo rumore, la quiete dopo la tempesta. Tutto è come immobilmente paralizzato in uno spasmo di dolore, niente si muove. E in giro non c'è un'anima, non c'è un cazzo di nessuno. Ci metto un po' a rendermene conto: sono tutti morti. The day after è adesso.
E allora capisco. Finalmente la mia vita ha un senso. Ho sempre pensato di essere nato per mangiare, bere, dormire, lavorare, scopare, riprodurmi e poi crepare, senza uno scopo. E invece no. Era scritto, questo è il mio destino: io sono l'unico rimasto vivo dopo questa catastrofe. Io sono l'ultimo uomo sulla terra. Finalmente, il mondo è mio.
Lo so, tutto questo risulta estremamente difficile da credere, ma purtroppo è così. E' tutto maledettamente vero, magari fosse solo il frutto della mia fantasia, un incubo del cazzo. Magari. Anche se, lo devo ammettere, qualcosina me lo sono inventato: non è vero che ho la Mercedes.
Devo buttare la spazzatura. In macchina. Devo ricordarmi di buttare la spazzatura. Cioè, dalla macchina, non in macchina. E' diventata una specie di porcile questa macchina, schifezze in ogni dove, a destra, a sinistra e anche a manca, piena di cenere scenerata fuori dal portacenere. O posacenere? Io la cenere la poso, lui la cenere la porta. Ergo, non lo so, è ambigua questa cosa. Piena di cartacce di brioches e relative briciole sbriciolate senza ritegno, di giornali letti e anche non letti, soprattutto non letti, di pacchetti accartocciati di sigarette fumate, adoro fumare in macchina, di bottiglie d'acqua mezze piene mezze vuote. Ovviamente. Se una bottiglia è mezza piena è anche mezza vuota, se fosse tre quarti piena sarebbe un quarto vuota, se la matematica non è un'opinione. E la matematica non è un'opinione, oserei dire. In ogni caso. Devo pulire la macchina, è lercissima, davvero, sembra la macchina che cazzo ne so di un barbone, ma vaffanculo. No forse no, non lo so mica se i barboni ce l'hanno una macchina, senza offesa per i barboni s'intende, che di sicuro, se avessero la macchina la terrebbero più pulita della mia. Vergogna. Faccio schifo. Quant'è che non la lavo? Fuori, dall'ultima volta che ha piovuto, sono sicuro. Dentro, vediamo. Esistevano già le macchine l'ultima volta che ho lavato la mia, di macchina, dal didentro? Non vorrei sparare una stronzata ma mi pare di ricordare che non avessi ancora la patente.
Fai una breve presentazione di te e del tuo blog, max 500 caratteri. [eccheccazzo! state pure a contarli?]
Vorrei dirvi che sono un ragazzo modello, con la testa sulle spalle, pieno di amore e di gioia, sempre sorridente, che ama il prossimo suo come sè stesso. Con belle aspirazioni, alti ideali e progetti nella vita: laurea, brillante carriera in giacca e cravatta, macchina di lusso in garage, perfetta famigliola stile mulino bianco, la sera davanti alla tv, la domenica a messa. E vorrei dirvi che questo blog è lo specchio della mia felicità e della mia normalità. Vorrei, ma sarebbero tutte cazzate.
Ora copia il primissimo post che hai pubblicato e commentalo in due vesti: 1) come se fosse stato scritto da un altro blogger 2) come lo commenteresti alla data d’oggi
Primo post (venerdì 5 dicembre 2003, 16:01): Oddio... che ci faccio qui? Manco so bene cos'è un blog! Va beh, iniziamo a scrivere... penso sia questo lo scopo del "gioco", no? Però adesso non ne ho voglia. E poi devo andare a casa, è venerdì e una dura [Si fa x dire] settimana di lavoro sta x finire... inizia il divertimento!!! [Quale scusa???] Dai lunedì, anzi martedì [Lunedì è festa x fortuna!], magari inizio a parlare un po' di me [Con me? A me?], anche se non sarà facile, non l'ho fatto per tutta la vita, nemmeno con me stesso.
Commento 1: Mamma mia, che tristezza: non fai un cazzo al lavoro, non fai un cazzo durante il weekend, non parli con nessuno, ti piangi addosso e, se devo essere del tutto sincero, sembri complessato mica da ridere. E' da un bel po' che non scopi, eh?
Commento 2: Quasi un anno dopo e ancora non l'ho capito cosa cazzo ci faccio qui. Un anno in cui, comunque, mi sono divertito, ho sognato, mi sono sfogato, mi sono incazzato, ho provocato, ho scherzato, ho fatto sul serio. Ma soprattutto, come mi ero prefissato, ho parlato di me, con me e a me. E' stato più facile del previsto, lo ammetto, ma non è che sia servito a molto, dopotutto rimango sempre il cazzaro che ero un anno fa. Ma almeno le giornate, in ufficio, passano più in fretta.
Riassunto della puntata precedente: mi fanno impressione i nei, oh ma una roba incredibile; parlando di nei mi sono ricordato di quando sono uscito con una che ne aveva uno enorme e peloso sul braccio; questo mi ha fatto venire in mente che poi...
In pratica dopo le prime uscite con la ragazza e il suo neo ho iniziato a notare che, in determinate sistuazioni, non sto a spiegare quali, tendeva a tenermi sempre lontano dalle tette. Cioè, tutto il resto andava bene, ci sapeva anche fare la tizia, ma quando arrivavo in zona capezzolo non è che mi fermasse bruscamente ma già le prime volte era un po' restia a farsi togliere il reggiseno, chissà perchè, e le altre poi, con un certo mestiere, si spostava, si girava, metteva in mezzo un braccio, una mano, mi prendeva la testa, insomma faceva di tutto per tenermi alla larga da lì, manco ci fosse un cartello con su scritto "chi tocca muore".
E a me 'sta cosa mi faceva sclerare di brutto perchè proprio non capivo perchè cazzo non potessi tastare, accarezzare, titillare, ciucciare, leccare, mordicchiare e chi più ne ha più ne metta. E tutto questo ovviamente non faceva altro che aumentare la mia curiosità e la smania di scoprire l'arcano. Oltretutto, in mancanza di posti più ameni, eravamo sempre in "careggia" (sarebbe a dire in macchina in stradine buie, scomodo, lo so, ma piuttosto che niente è meglio piuttosto.) e quindi cercavo di sbirciare ma senza successo, visto che mi sembrava un po' scortese accendere di colpo la luce e dire: "Fammi vedere quelle cazzo di tette, perdio!"
Una sera, stanco di perderci il sonno per 'sta cosa, ho pianificato tutto per riuscire a cogliere l'attimo giusto [colonna sonora di profondo rosso in sottofondo, scena al rallentatore]: con uno scatto fulmineo mi avvento sul capezzolo con la lingua di fuori, lo prendo in bocca, lei mi afferra la testa come per accarezzarmi i capelli ma io non cedo, resto attaccato, le mie labbra si trasformano in due ventose, lei tira più forte, io resisto con uno sforzo sovrumano e comincio il lavoro di lingua. Tutto ciò dura una frazione di secondo. Una frazione di secondo in cui: 1) mi accorgo che c'è qualcosa che non va. 2) capisco cos'è quella c'è che non va. 3) mi stacco da lei terrorizzato. 4) l'uccello mi diventa molle.
Ovviamente anche lei si accorge della cosa. Scende il gelo tra di noi, l'imbarazzo è tanto da parte di entrambi. Non mi ricordo come ci siamo lasciati, so solo che andando a casa cercavo di convincermi: è tutto un sogno, non è successo veramente, ti sei sbagliato, è stata una tua impressione, quella storia del neo di ha fatto sbiellare.
Col cazzo. Io non mi sono sognato proprio un bel niente. Una mia impressione un paio di palle. E' stato tutto fottutamente e schifosamente vero: quei peli sulle sue tette c'erano eccome! Ce li avevo in bocca, cristo, li sentivo, si muovevano e si contercevano intorno alla mia lingua, cazzo cazzo cazzo, che schifo.
Ci ho messo del tempo per dimenticare, non è stato facile superare uno shock del genere, ho passato dei momenti durissimi. Oggi ne sono uscito, ce l'ho fatta, sto bene, davvero, sto bene, visto? riesco pure ad affrontare l'argomento... senza peli sulla lingua.
Messaggio promozionale: probabilmente ve ne frega poco e un cazzo, ma è iniziato mister blog. [Sì, lo so, mi sento una puttana a farmi pubblicità da solo]
Proprio stamattina, dopo aver fatto la doccia [sì perchè anch'io ogni tanto mi lavo] mi stavo guardando allo specchio i pettorali. Mentre mi stavo giusto chiedendo dove cazzo fossero finiti, mi accorgo di una cosa [colonna sonora di profondo rosso in sottofondo]: Cristo santo! un neo. Appena sotto il capezzolo sinistro. Un neo nuovo, mai visto, spuntato chissà quando e arrivato da chissà dove senza dire niente, maledetto figlio di puttana. Prima di fare le dovute presentazioni, lo osservo un po' schifato: per fortuna è piccolo, passa quasi inosservato. Mi tranquillizzo e tiro un lungo sospiro di sollievo.
Perchè io i nei proprio li odio. Credo che siano una delle cose che mi fa più ribrezzo, dopo i topi e Platinette. Intendiamoci, non i nei come quelli che ho io, piccoli, neri, rotondi e carini, da un certo punto di vista quelli sono anche simpatici e spiritosi. No no, io intendo quelli grossi, mostruosi, deformi, indefiniti, che sporgono come escrescenze ripugnanti. O anche quelle specie di palline di carne [che non so come cazzo si chiamano, forse un nome nemmeno ce l'hanno], quelle protuberanze rivoltanti che sembrano enormi caccole di cioccolato [o merda] senzienti, dotate di vita propria. Ecco, tipo quella roba che c'ha la Hunziker sotto il collo per intenderci. Ma ho visto anche di peggio in giro. Mamma mia, solo a pensarci mi viene la pelle d'oca. Giuro, questa ripugnanza che ho è innata, non me la spiego, è più forte di me. Minchia, che schifo! Via, via, via. Non devo pensarci. Che lo so, cazzo, di fronte ad abomini del genere mi trasformo in una checca isterica.
E pensare che con una ragazza con uno schifo così ci sono anche uscito, sarà stato un paio di anni fa o giù di lì. Me ne sono accorto la seconda sera che siamo usciti insieme, eravamo in un locale che si beveva qualcosa e si sparavano cazzate, ci si conosceva insomma. Ad un certo punto lei si è tirata su le maniche del maglione e l'ho visto [colonna sonora di profondo rosso in sottofondo]: Era lì, sull'avambraccio sinistro. Era lì per me, io lo so, mi stava aspettando. Grosso. Nero. Viscido. Peloso. Vivo, dannazione, era vivo. E non riuscivo a non guardarlo, a far finta di niente. Ho passato il resto della sera faccia a faccia con lui, la ragazza non c'era più, eravamo solo io e quell'essere alieno e merdoso a guardarci negli occhi. Non esagero, sudavo freddo, ero angosciato, terrorizzato, volevo quasi alzarmi di colpo e scappare, correre veloce come il vento il più lontano possibile da quella "cosa".
Visto che tutto è iniziato parlando della mia avversione per i nei, potrei fermarmi qui, ma dai, già che ci sono vado avanti e la racconto tutta. Con quella ragazza infatti non è finita subito. Dopo quella sera ero tentato, sapevo di non farcela, ma poi mi son detto: cazzo, è carina, è simpatica, non posso farmi condizionare da questa ossessione, ho le palle, io, ce la faccio ad essere più forte di un cazzo di neo. Così, siamo usciti altre volte, tutti e tre insieme: io, lei e il neo. Tutto come da copione, liscio come l'olio, la sera dopo il primo bacio [a lei, non al neo] e poi via via tutto il resto.
Ma è a questo punto che mi sono accorto che qualcosa non quadrava ed ho iniziato a insospettirmi...
Cazzo, proprio sul più bello, devo andare a pranzo. Beh, prima o poi continuerò. Forse.
Spiegamelo. Me lo devi spiegare. Come fai a puzzare di sudore che ci sono meno dieci gradi? Come cazzo fai? Come cazzo è possibile?!? Io un fetore del genere non le emano nemmeno a ferragosto. A ferragosto, capisci? Quando ti si sciolgono anche le palle, dal caldo che fa. Cristo, nemmeno il mio buco del culo puzza così tanto. E non è che vengo a scoreggiarti in faccia, mi pare. Invece tu, tu, lurido schifoso, devi proprio appoggiare le mani sulla mia scrivania, tenendomi la tua fottuta ascella putrida maleodorante a venti centimetri dal muso? Vattene. Va' via. Vai a lavarti. Non le vedi le facce che sto facendo? Non lo vedi che sto male? Il tuo misero cervellino atrofizzato non si rende conto che sto per vomitarti addosso? Levati dai coglioni, figlio della merda. E in fretta.
Nem: Mà! La mà: ... Nem: Màààààààààààààààààà!!! La mà: Sì? Nem: Ma sei sorda? La mà: Non gridare. Dimmi. Nem: Mi porto via il Codice Da vinci, che devo finire di leggerlo. La mà: Va bene. Nem: Ma toglimi una curiosità: te lo sei comprato tu? La mà: Sì. Nem: E hai scritto all'interno dove l'hai comprato? La mà: Come? Nem: C'hai scritto "libreria la civetta" e la data. La mà: Ah, sì. Perchè, scusa? Nem: E ti sembra una cosa normale? La mà: Ma sì, perchè? Nem: Perchè? Perchè NON è una cosa normale. La mà: Ma cosa c'è di strano... Nem: Cosa c'è di strano? Niente, niente, cristo santo... La mà: Non bestemmiare! Nem: Uuuh... La mà: E comunque io non ci trovo proprio niente di strano. Nem: Ma perchè? Spiegami perchè. La mà: Eh! Era una così bella giornata, così mi ricordo. Nem: Oh, cazzo...
Oggi non saprei neanche da che parte cominciare. Quindi nemmeno comincio. Oggi parti, ma prima o poi tornerai. Quindi pensami. La verità è che le cose belle bisogna tenerle nascoste. Perchè io ti penso. Cazzo se ti penso. Basta saper leggere tra le righe. E spero. Spero che quel bacio sia arrivato dove dico io.