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Questo blog non rappresenta un beneamato cazzo, in quanto lo dico io. Non può pertanto considerarsi un panino al prosciutto.



giovedì, 02 luglio 2009
 

Dice un collega che la lunga mano moralizzatrice di non si sa bene chi ha eliminato da wikipedia due importantissime voci: dirty sanchez e nasty gonzales. Per chi non lo sapesse, premettendo che le mie conoscenze sono puramente teoriche, salgo un momento in cattedra. Ehm, ehm. Discreto e saccente colpo di tosse. Il dirty sanchez consiste nel disegnare al proprio partner, al termine di un rapporto anale, un paio di baffetti alla Don Diego de la Vega, adoperando al posto dell'inchiostro le sue stesse feci. Le feci del proprio partener, non quelle di Zorro, precisiamo. Per fare ciò, solitamente viene utilizzato il proprio pene, sebbene in caso di dimensioni inadeguate e/o prematuro afflosciamento sia possibile ricorrere all'aiuto delle dita, debitamente intinte nella propria sostanza organica. Definiamo invece nasty gonzales colui o colei che subisce codesta pratica. Di interesse marginale sono le versioni alternative che si sono sviluppate nel corso degli anni e che mi sono inventato in questo preciso momento. Come disegnare sul petto la zeta di Zorro, sempre lui, con il proprio membro a mo' di fioretto, oppure marchiare con le sette stelle di Okuto ed esplodere dopo cinque secondi, o anche offrire una lauta merenda a base di Maxicono al cioccolato, o infine unire i puntini da uno a ventinove ed inviare la soluzione di Che cosa apparirà? alla Settimana Enigmistica. Per ulteriori chiarimenti è possibile rivolgersi direttamente al collega di cui sopra, che in materia è sicuramente più edotto di me e che ha grande esperienza con donne, uomini, animali ed oggetti di qualsiasi tipo, così dice. Se non altro per scoprire se era attivo o passivo, quella volta con l'aspirapolvere.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 15:46 | commenti (6)


mercoledì, 01 luglio 2009
 

Se credessi nel paradiso o in puttanate del genere, oggi mi sarei conquistato il mio bel posticino nell'altro dei cieli, alla destra del padre; o in alternativa le mie quaranta vergini che mi spompinano per l'eternità tutte e quaranta contemporaneamente. Perchè una cicciona ha cercato di scroccarmi una sigaretta ed io, ebbene sì, mi sono lasciato scroccare. L'ultima del pacchetto. Non so se mi spiego.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 09:33 | commenti (8)


venerdì, 26 giugno 2009
 

Non che me ne freghi o me ne fregasse poi molto, l'unica cosa degna di ammirazione era la camminata all'indietro, incredibile; ma non poteva morire quello che va con le minorenni invece di quello che andava con i minorenni?

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 15:29 | commenti (4)


martedì, 23 giugno 2009
 

A volte, ho detto a volte, divento pazzo come sono pazzo. Ci vuole pazienza, tanta pazienza. Guardo il cielo scolorito e arrivo alle stelle. Forse non lo so quanta gente sta morendo di fame in questo mondo lontano.

Cicatrici sulla strada larga.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 16:12 | commenti (4)


giovedì, 18 giugno 2009
 

Potrei usare parole come servi e padrone, ma poi mi dicono che sono vecchio. Facciamo che è come un formicaio. Ci sono le operaie e c'è la regina. Le operaie si fanno il culo, la regina ingrassa.
Quando nel formicaio va tutto bene, le formichine sono contente non sanno nemmeno loro perchè. Sarà perchè hanno lavorato da mattina a sera e si sono guadagnate le loro preziose briciole. Sarà perchè le formichine sono anche dei cagnolini, piccoli cuccioli rognosi che sorridono e scondinzolano felici quando li accarezza il padrone. Ecco, l'ho fatto, ho usato lo stesso quella parola che non avrei dovuto usare; sono proprio un vecchio del cazzo. E sto scrivendo un post che mi sta annoiando, mi è già passata la voglia. Dico solo che ogni tanto può capitare che le formiche si incazzino e smettano di lavorare. E se si arriva al punto che pur di andare a lavorare alcune formiche si arrampicano dal balcone, manco fossero l'uomo ragno, oppure chiamano la polizia perchè le formiche cattive, quelle rosse che mordono, non le fanno entrare, beh, se si è arrivati a questo punto c'è poco da fare. Niente parole sprecate. Solo sputi e calci e di nuovo quella sensazione, sempre più forte, che giri tutto nel modo sbagliato, la sensazione che per rimettere le cose a posto basterebbe così poco eppure così tanto. Perchè quando ad essere sbagliata è la testa della gente, quando i sogni delle formiche sono i sogni della regina, siamo tutti nella merda. Di egemonia culturale ne parlava, dal carcere, uno che ne sapeva. Quasi un secola fa. Cento stronzi anni in cui ne sono successe di cose. Abbiamo abbattuto muri, ne abbiamo eretti altri, siamo andati sulla luna, abbiamo clonato una pecora, abbiamo inventato il navigatore satellitare, il festival di San Remo, la cyclette e i jeans a vita bassa, abbiamo scoperto i radicali liberi e che Plutone non è che sia proprio un pianeta, abbiamo bucato il cielo, ci siamo inquinati, ci siamo intossicati, ci siamo bombardati, ci siamo fatti saltare per aria, ci siamo gassati, ci siamo uccisi, ci siamo ammazzati, ci siamo sterminati, e non abbiamo imparato un cazzo di un cazzo di niente. Ci siamo rincoglioniti sempre più, contenti di farlo. Come formiche. Quelle teste di cazzo di formiche, tutto il giorno a spaccarsi il culo e portar briciole di cracker ammuffiti avanti e indietro per la loro troia di regina, peggio di Sisifo, e manco lo vedono che tutt'intorno alla loro merda di formicaio ci sono prati verdi e fiori colorati e chi se ne incula di prati e fiori, io voglio essere una cristo di cicala e cantare e ballare fino all'inverno. Poi basta.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 14:35 | commenti (7)


martedì, 16 giugno 2009
 

Quindi, libertà sarebbe poter scegliere tra quaranta marche diverse di dentifricio.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 11:36 | commenti (3)


giovedì, 28 maggio 2009
 

Ho passato la vita a pensare che la gente facesse schifo, che l'essere umano, in sè, fosse davvero una merda. Non che fosse proprio odio il mio, ma poco ci mancava. Poi un bel giorno, quando avevo appena iniziato a credere di poter essere io il problema, io, chiuso in me stesso, alienato, capace di vedere soltanto una realtà inventata, distorta, plasmata su di me, ecco che mi accorgo di aver sempre avuto ragione. Come un pugno nello stomaco, vado a sbattere contro un muro di indifferenza, di menefreghismo, di egoismo, di rassegnazione che mi abbatte, mi soffoca, mi sbatte in faccia quello che è. La gente fa schifo. L'essere umano, in sè, è davvero una merda. Non ci manca poco, no, non ci manca un cazzo di niente: il mio è proprio odio.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 14:42 | commenti (8)


lunedì, 25 maggio 2009
 

Al volo, due novità dal mondo del lavoro. Dal mio mondo, del mio lavoro.
La prima, è che abbiamo in azienda come consulente un ex serial killer. Nel vero senso della parola. Serial killer nel senso che il sabato sera, invece di andare in discoteca come tutti i ragazzi per bene, lui ammazzava la gente. Ex nel senso che non lo fa più. Si spera. Capita a tutti di commettere errori in gioventù. Io, ad esempio, mi facevo le canne, guidavo ubriaco e nei giorni di pioggia schizzavo le vecchie con le pozzanghere. Lui, insieme ad un socio, massacrava puttane, gay, tossici e preti. Preferibilmente a martellate o bruciati vivi. Che insomma, per i preti ci potrebbe anche stare. Come diceva Zola, la civiltà non raggiungerà la perfezione finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sarà caduta sull'ultimo prete, e visto che le pietre non cadono da sole, la perfezione si raggiunge più in fretta, con un paio di colpi di martello. Potrei stare scherzando, ma non sto scherzando. Ludwig. Basta cercare un po' in internet. Comunque sia, come sostengo sempre: ha sbagliato, ha chiesto scusa, a posto così. L'unica cosa che non mi spiego è che tipo di consulenze possa mai fornire un serial killer, pardon, un ex serial killer, ad un'azienda di servizi informatici. Anche se forse una mezza idea ce l'avrei.
E passiamo alla seconda. La crisi arriva anche da noi. Noi, inteso come azienda dove lavora il sottoscritto. La crisi, sì, se per crisi si intende una multinazionale americana - leggi HP, quella che conoscono tutti per i computer e le stampanti - che compra un'altra multinazionale americana - leggi EDS, quella che non conosce un cazzo di nessuno - e per risistemare i bilanci dopo un'acquisizione che a malapena poteva permettersi non ha altro modo che lasciare a casa della povera gente. E' stato bello lavorare con voi, carissime cose, ci si vede in giro, magari. Io, sarò antico e poco originale, lo chiamo capitalismo. Nessun altro motivo se non l'utile, il denaro, i fottutissimi soldi. E vederli, non tutti, molti, troppi, a parte me e altri pochi come me che sarebbero disposti a farsi prendere a manganellate piuttosto che abbassare la testa o girarla da un'altra parte di fronte a questo schifo, vedere i molti che se ne fregano, che dicono tanto non serve a niente, che si sentono sicuri, o che incrociano le dita e sperano tocchi a qualcun altro, vederli mi fa venire una cosa dentro che non è rabbia, non è nervoso, non è vomito, è un po' di tutto questo, insieme alla voglia di lasciar perdere tutto ed andarmene su un altro pianeta. Dopo aver regalato al consulente ex serial killer di cui sopra una motosega nuova fiammante ed una tanica di benzina. Sempre che non ci abbia già pensato l'azienda non in crisi di cui sopra. Magari ho capito male io, non si parla di mobilità ma di immobilità.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 15:04 | commenti (1)


venerdì, 15 maggio 2009
 

Qualche fottuta cosa.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 10:53 | commenti (2)


venerdì, 08 maggio 2009
 

Sono incazzato. Nero. A vedere queste pecore che dovrebbero essere qualcosa di simile a me, che sono quasi tali e quali a me, solo un po' più pecore. E c'è gente, c'era gente, che è morta per la libertà degli altri. C'era, perchè adesso è morta. E cosa è rimasto. Noi. Più morti di questa gente morta. Cadaveri trasportati dalla corrente. Un belato. Poi più niente. A parte le mosche che ci ronzano intorno. Venerdì scorso, una settimana fa, sette giorni fa, eravamo in tredici, io più altri dodici. Li ho, ci ho contati. In tredici a vedere la gente morta. Morta non per noi, ma forse un po', un pochino sì. Non vuol dire niente, non c'entra niente con l'incazzato nero che sono. C'entrano i sogni. No, i principi. Non i figli del re, no, quelli lasciamoli ballare nei loro saloni d'oro e diamanti, non li disturbiamo, lasciamoli ballare il loro valzer. Le idee. Le convinzioni. Quello che va bene e quello no. Che non può essere, non deve essere soltanto belare una volta ogni tanto. Sottovoce. Per non farsi sentire. Che se ti sentono le mosche, si incazzano.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 16:23 | commenti (2)


mercoledì, 29 aprile 2009
 

Niente di che. Faccio finta di niente, di niente di che, e faccio come tutti gli altri e mi perdo tra retribuzioni, rimborsi, aliquote, oneri e spese, come se fosse così importante recuparere ics euro e rotti. Mi sono informato: non ci capisco un cazzo del sette e trenta, ma c'è un treno che parte alle sette e quaranta, non ho molto tempo, il traffico è lento nell'ora di punta. Presto, presto.

sputato dal modesto e cortese Nemecsek | 15:54 | commenti (6)